Chinesiologia Gherardo Bertocchi Medical

MORBO DI CROHN ED ATTIVITA’ FISICA ADATTATA

Il morbo di Crohn, nota anche come enterite regionale, è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano, provocando una vasta gamma di sintomi. Essa causa principalmente dolori addominali, diarrea (che può anche essere ematica se l’infiammazione è importante), vomito o perdita di peso, ma può anche causare complicazioni in altri organi e apparati, come eruzioni cutanee, artriti, infiammazione degli occhi, stanchezza e mancanza di concentrazione.La malattia di Crohn è considerata una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario aggredisce il tratto gastrointestinale provocando l’infiammazione, anche se viene classificata come un tipo particolare di patologia infiammatoria intestinale. Ci sono prove di una predisposizione genetica per la malattia e questo porta a considerare gli individui con fratelli ammalati tra gli individui ad alto rischio. La malattia di Crohn tende a presentarsi inizialmente negli adolescenti e nei ventenni, con un altro picco di incidenza tra i cinquanta e i settant’anni, anche se la malattia può manifestarsi a qualsiasi età.Non esiste ancora una terapia farmacologica risolutiva o una terapia chirurgica eradicante la malattia di Crohn. Le possibilità di trattamento sono limitate al controllo dei sintomi, al mantenimento della remissione e alla prevenzione delle ricadute.
La malattia prende il nome dal gastroenterologo statunitense Burrill Bernard Crohn che, insieme a due colleghi nel 1932, ha descritto per primo una serie di pazienti con infiammazione dell’ileo terminale, solitamente la zona più colpita dalla malattia. Per questo motivo, la malattia è stata anche chiamata ileite regionale o enterite regionale.
Cause e fattori di rischio
Sebbene siano trascorsi molti decenni dall’articolo di Burrill B. Crohn, ancora oggi non si hanno certezze rispetto alle cause della malattia. Si tende però a pensare che sia una patologia multifattoriale, la cui comparsa sarebbe cioè l’esito di una serie di fattori concomitanti (autoimmuni, genetici, infettivi, ambientali, ecc.). In ogni caso, si sta osservando da tempo un progressivo incremento dell’incidenza di questa patologia. Tale tendenza è stata evidenziata già nel 1973 in un articolo apparso sul New England Journal of Medicine in cui si dimostrava che la Malattia di Crohn era cresciuta di 20 volte tra il 1940 e il 1970.
Dal punto di vista epidemiologico, i fattori di rischio sono:
  • Giovane età: la malattia può fare la sua comparsa a qualsiasi età – si rilevano casi di prime diagnosi sia in bambini e adolescenti sia in anziani (dopo i 65 anni) – la malattia insorge prevalentemente tra i 18 e i 30 anni.
  • Razza bianca: le persone di razza bianca hanno una probabilità di sviluppare la malattia con una frequenza 4 volte superiore a quella di altre etnie.
  • Familiarità: La MdC non è una malattia ereditaria. Tuttavia, come altre malattie autoimmuni, mostra una tendenza alla familiarità. Ad esempio si rileva una maggiore incidenza (20%) di MdC in chi ha un parente di primo grado che ne è affetto, così come nello stesso ambito familiare si puo’ riscontrare la presenza di diverse malattie autoimmuni (MdC, artrite, tiroidite ecc.)
  • Fumo: è stato dimostrato che la Malattia di Crohn colpisce maggiormente i fumatori rispetto ai non fumatori; il fumo aggrava inoltre la patologia e aumenta il rischio di doversi sottoporre ad intervento chirurgico.
  • Ambiente: la Malattia di Crohn è diffusa principalmente nei Paesi industrializzati e occidentali.
Sintomi
I sintomi della Malattia di Crohn variano in funzione della localizzazione e della severità dell’infiammazione. In genere, si possono suddividere in due grandi categorie:
SINTOMI GASTROINTESTINALI
  • Nausea, vomito.
  • Diarrea cronica e occasionale con possibile presenza di sangue nelle feci (l’infiammazione causa una grande perdita di liquidi dalle mucose intestinali che, non potendo essere riassorbiti causano diarrea costringendo la persona alla continua e urgente ricerca di una toilette)
  • Dolori/crampi addominali (il dolore è causato sia dall’infiammazione in sé che dal conseguente rigonfiamento delle pareti intestinali).
  • Meteorismo/flatulenza (sviluppo di gas a livello addominale).
  • Afte e Fistole (a seconda delle sedi interessate, l’infiammazione cronica può causare ulcerazione delle pareti del tratto gastrointestinale con la formazione di afte a livello del cavo orale, ulcerazioni a livello intestinale. Quando l’ulcerazione interessa l’ultimo tratto dell’intestino, e’ possibile la formazione di fistole dolorose nella zona anale).

SINTOMI EXTRAINTESTINALI

Stanchezza e affaticamento generalizzato associati a febbre persistente (sintomi scaturiti dal processo infiammatorio e/o da eventuali ascessi/complicazioni infettive).- Riduzione dell’appetito e perdita di peso (il dolore e le possibili difficoltà a digerire e        assimilare il cibo possono infatti determinare un dimagrimento).

– Ritardo nella crescita (nei bambini con MdC può verificarsi un ritardo nell’accrescimento e/o nello sviluppo sessuale a causa della malnutrizione e/o malassorbimento indotti dalla patologia).
– Sintomi a carico dell’apparato circolatorio (aritmie, ipotensione, anemia).
– Sintomi a carico dell’apparato respiratorio (tosse, naso gocciolante, difficoltà respiratoria).
– Sintomi a carico dell’apparato neurologico (capogiri, vertigini, cefalee, svenimenti).
– Sintomi a carico del cavo orofaringeo (gonfiore delle labbra, secchezza della bocca, voce rauca).
– Proprio il carattere non specifico dei sintomi, facilmente riconducibili a condizioni cliniche diverse, può causare un ritardo nella diagnosi della Malattia di Crohn.

Complicanze: la Malattia di Crohn, se non adeguatamente trattata, può presentare una serie di complicanze, tra cui le principali sono:

  • Occlusione intestinale: è la complicanza più frequente in cui l’infiammazione cronica a carico delle mucose causa restringimenti del cavo intestinale (stenosi) con ostruzione parziale o totale del transito intestinale. In questi casi, si interviene con terapia medica ma, più frequentemente, con trattamento chirurgico.
  • Ascesso perianale: le fistole perianali possono infettarsi e causare dolore e febbre rendendo necessaria una terapia antibiotica e spesso anche chirurgica.
  • Perforazione intestinale: in fasi particolarmente acute e gravi della malattia, il processo infiammatorio produce ulcerazioni che, se di dimensioni importanti, possono portare alla perforazione della parete dell’intestino.
  • Altre complicanze extraintestinali: spondilite/sacroielite, artrite, malattie del fegato e delle vie biliari, infiammazioni a carico di altri organi e tessuti (occhi e pelle).

    Attività fisica e correlazioni positive sulle risposte infiammatorie

Per capire come l’attività fisica adattata possa indurre degli effetti positivi è necessario prendere in esame il seguente studio tradotto in basso (https://www.hindawi.com/journals/bmri/2014/429031/):

I risultati indicano l’importante ruolo dell’esercizio nel trattamento aggiuntivo dell’infiammazione cronica intestinale nell’uomo. Poiché essa colpisce fino allo 0,25% della popolazione americana o circa 750.000 persone; pertanto è considerato un problema significativo. E’ stato osservato che un corretto dosaggio dell’esercizio sia stato in grado di alleviare i sintomi della colite, ridurre l’infiammazione del colon e contrastare gli effetti avversi associati alla terapia farmacologica (ad es. Acido 5-aminosalicilico). Il tutto sembra essere di fondamentale interesse nel convincere i professionisti sanitari nell’adottare una prescrizione di terapia con attività fisica adattata aggiuntiva nel trattamento del Crohn.
L’effetto protettivo dell’esercizio può essere in qualche modo attribuito al suo effetto antinfiammatorio e può mediare attraverso i peptidi di origine muscolare, le cosiddetti “miochine”. La contrazione dei muscoli scheletrici rilascia miochine come IL-15 con effetti endocrini, mediando gli effetti antinfiammatori diretti e / o effetti specifici sul grasso viscerale.
È stato oltremodo osservato il possibile ruolo di una nuova irisina che viene rilasciata durante l’esercizio e agisce direttamente sui globuli bianchi.
Il grasso intestinale nei pazienti con malattia di Crohn si riferisce all’ipertrofia del tessuto adiposo mesenterico situato intorno alle parti infiammate dell’intestino. Recenti ricerche suggeriscono che questo accumulo di grasso contribuisce attivamente alla gravità della malattia e può influenzare l’insorgenza di complicanze. L’evidenza accumulata suggerisce che il tessuto adiposo bianco mesenterico (mWAT), composto non solo di grasso ma anche di macrofagi e linfociti T, svolge un ruolo importante come fonte di infiammazione e rilascia vari fattori infiammatori come citochine e chemochine.
Questo grasso mesenterico presente dall’inizio della malattia è associato alla sovra espressione del TNF- α, leptina e altre adipochine e si correla con la gravità dell’infiammazione intestinale e delle lesioni tissutali, suggerendo un ruolo importante per il tessuto adiposo nel processo infiammatorio intestinale nel Crohn.
Nel lume intestinale è possibile osservare aumenti di leptina, una citochina prodotta da adipociti. La stessa è considerata una citochina proinfiammatoria e regola direttamente la produzione di diverse citochine, in particolare quelle rilasciate dalle cellule T. Aumenta IL-2 e l’interferone γproduzione riducendo i livelli di IL-4. Nei pazienti con CD ( Crohn Disease ) è stata segnalata una sovraespressione di mRNA di leptina in mWAT, indicando che la leptina potrebbe partecipare al processo infiammatorio migliorando l’ espressione del TNF- α mesenterico. In più i livelli di leptina hanno mostrato di essere significativamente più alti nel tessuto adiposo mesenterico nei pazienti con CD, rispetto ai pazienti con malattia non infiammatoria (colon irritabile).
La colite sperimentale indotta nei ratti, ha provocato elevati livelli circolanti di leptina correlati al grado di infiammazione e allo sviluppo di anoressia.
Un’altra adipochina ovvero l’adiponectina, considerata una molecola antinfiammatoria, ha una struttura simile al TNF- α ma antagonizza i suoi effetti riducendo la secrezione e attenuando le azioni biologiche in competizione per il recettore. Sono stati presentati dati divergenti sui livelli circolanti di adiponectina nei pazienti con CD.
La produzione di adiponectina è migliorata nella mWAT ipertrofica che è rimasta a contatto con l’intestino dei pazienti con CD, e questo aumento può essere specificamente correlato all’infiammazione e alla presenza di questo accumolo di grasso. Tuttavia, recenti osservazioni di livelli più bassi di siero e adiponectina mesenterica nei pazienti con CD attivi rispetto a quelli in remissione suggeriscono una regolazione difettosa delle vie anti-infiammatorie nella patogenesi del CD. Il compromesso equilibrio tra fattori proinfiammatori e antinfiammatori è causa di un aumento della secrezione di TNF- α, leptina e il rilascio di chemoattractant protein-1 (MCP-1). Oltremodo la ridotta produzione delle adiponectine potrebbe causare accumulo di macrofagi negli adipociti e una trasformazione infiammatoria del tessuto adiposo viscerale, portando alla comparsa di grasso intestinale.
Adipocitochine e mediatori dei macrofagi secreti dal grasso intestinale potrebbero aumentare ulteriormente il processo infiammatorio, portando ad ulcerazioni della mucosa lungo il bordo mesenterico, una caratteristica tipica del CD. La massiccia produzione di citochine nel colon infiammato, oltre ai batteri traslocalizzanti, potrebbe ulteriormente indurre la produzione di mediatori proinfiammatori nel tessuto adiposo adiacente, inducendo così un circolo vizioso, in cui le condizioni infiammatorie nell’intestino e il grasso mesenterico si sostengono a vicenda. La sovrapproduzione di citochine e in particolare la leptina da parte del grasso mesenterico potrebbe portare all’anoressia, un’altra caratteristica presente nel CD.
L’esercizio fisico potrebbe migliorare il metabolismo dei nutrienti nel muscolo scheletrico, nonché la funzione vascolare e la microcircolazione. Le prove accumulate finora suggeriscono che l’effetto protettivo dell’esercizio può essere in qualche modo attribuito al suo effetto antinfiammatorio. L’esercizio fisico può esercitare il suo effetto antinfiammatorio attraverso una riduzione della massa grassa viscerale e / o mediante induzione di un ambiente antinfiammatorio.
Tali effetti possono in parte essere mediati da peptidi di origine muscolare. Se le funzioni endocrine e paracrine del muscolo non vengono stimolate attraverso le contrazioni, ciò causerà disfunzione di numerosi organi e tessuti del corpo e un aumento del rischio di malattie infiammatorie croniche. Come accennato in precedenza, le miochine possono bilanciare e contrastare gli effetti delle adipochine che prendono parte al crosstalk tra muscolo scheletrico e tessuto adiposo. Le miochine secrete sono associate alla funzione muscolare che rivela una nuova proteina secretoria rilasciata dai muscoli scheletrici durante l’esercizio proponendosi come un buon compromesso nell’invecchiamento.
Il prototipo di miochine, IL-6, sembra essere in grado di mediare gli effetti metabolici e gli effetti antinfiammatori. In risposta alle contrazioni muscolari, le fibre esprimono la miochine IL-6, la quale esercita i suoi effetti sia localmente, all’interno del muscolo che in diversi organi distanti. È stato riconosciuto che l’aumento del livello di IL-6 era una conseguenza della risposta immunitaria al danno locale osservato durante l’esercizio. Oggi è noto che il muscolo è unico nella sua capacità di produrre IL-6 durante la contrazione in modalità completamente indipendente dal TGF. Ciò suggerisce un ruolo importante per questa citochina in una regolazione del metabolismo piuttosto che fungere da mediatore infiammatorio. È stato dimostrato che l’IL-6 rilasciato dai muscoli durante l’esercizio fisico può mediare il rilascio di GLP-1 dalle cellule L intestinali (e dalle cellule pancreatiche A) che a loro volta agiscono come una incretina causando il rilascio di insulina fornendo una prova che esiste, un possibile crosstalk tra gli adipociti , muscolo e pancreas responsabili dell’omeostasi energetica. L’esercizio aumenta notevolmente il livello di IL-6 nei topi e ha indotto un parallelo aumento marcato del GLP-1. I peptidi simili al glucagone sono fattori di crescita trofica che migliorano la riparazione della mucosa intestinale danneggiata e il rilascio di questi fattori potrebbe essere in parte responsabile dell’effetto benefico dell’esercizio.
L’IL-15 espressa nel muscolo scheletrico umano, è stato identificata come un fattore anabolico nella crescita muscolare ed è implicata nel crosstalk muscolo-grasso. È stato dimostrato che i livelli di mRNA di IL-15 sono stati sovraregolati nel muscolo scheletrico umano a seguito di un allenamento di forza, suggerendo che IL-15 può accumularsi all’interno del muscolo come conseguenza di un allenamento regolare. È interessante notare una diminuzione della massa grassa viscerale, ma non della massa grassa sottocutanea, quando IL-15 era sovraespressa nel muscolo. Anche i livelli circolanti elevati di IL-15 hanno comportato riduzioni significative del grasso corporeo e un aumento del contenuto minerale osseo. In un recente studio, Boström è stato identificata una nuova miochina di nome irisina.
Questa miochina viene rilasciata durante l’esercizio e causa la trasformazione delle cellule adipose bianche in cellule luminose (cellule adipose brune in bianco), con un fenotipo simile a quello delle cellule adipose marroni. Nell’uomo, i livelli plasmatici di irisina dopo 10 settimane di allenamento regolare di resistenza erano significativamente e marcatamente aumentati. È stato suggerito che l’irisina potrebbe essere terapeutica per le malattie metaboliche umane, l’obesità e altri disturbi in cui l’esercizio è benefico. Recentemente, una nuova proteina secreta da miochine acide e ricche di cisteina (SPARC) è stata funzionalmente caratterizzata. La SPARC era aumentata nel muscolo scheletrico ed era stata immessa nella circolazione in risposta all’esercizio fisico. Il rilascio di SPARC è stato collegato con l’inibizione della tumorigenesi del colon aumentando l’apoptosi. SPARC è una glicoproteina matricellulare secreta che è coinvolta nello sviluppo, nel rimodellamento e nella riparazione dei tessuti modulando le interazioni cellula-cellula e cellula-matrice e altre funzioni come l’azione antitumorigenesi.
È interessante notare che un singolo periodo di esercizio ha aumentato rapidamente il plasma sanguigno SPARC e i livelli muscolari, suggerendo che le cellule muscolari secernono questa miochina nella circolazione. Questo aumento di SPARC indotto dall’esercizio sembrava essere specifico per i muscoli perché non è stato osservato alcun aumento in altri organi in cui SPARC è risultato essere abbondante.
L’esaurimento della massa muscolare scheletrica, la riduzione della forza e della resistenza muscolare e la ridotta velocità in altezza nei bambini sono caratteristiche dell’infiammazione cronica intestinale. In particolare nella CD, la massa muscolare e la funzione sono ridotte rispetto ai soggeti sani, con conseguente potenziale disabilità.
Il fallimento della crescita correlato all’IBD e la diminuzione della massa muscolare potrebbero essere il risultato di una varietà di meccanismi tra cui una ridotta assunzione di nutrienti, un malassorbimento di nutrienti ingeriti e un aumento del tasso metabolico, potrebbero essere attribuiti a concentrazioni elevate di citochine infiammatorie, diminuzione del livello di insulina- come il fattore di crescita 1 (IGF-1) e il trattamento con corticosteroidi. Sia l’IGF-I plasmatico che l’IGF-I muscolare sono diminuiti in risposta a diversi picchi infiammatori che accelerano la perdita di proteine ​​muscolari. La funzione dell’asse I del fattore di crescita simile all’insulina GH (IGF-) dipende da meccanismi finemente sintonizzati, che possono essere alterati dalle citochine infiammatorie rilasciate da mWAT patologicamente modificato. Le citochine infiammatorie, in particolare il TNF- α , riducono il numero di recettori del GH nel fegato e sembrano essere responsabili della resistenza epatica al GH e della diminuzione del livello di IGF-I circolante che porta all’inibizione della crescita e alla diminuzione della massa magra (LBM). Questa ridotta massa muscolare nel CD può essere spiegata, in parte, da una ridotta attivazione delle vie di sintesi delle proteine ​​muscolari, in particolare la via IGF1-Akt.
Infine è stato osservato che i normali livelli di vitamina D e l’esercizio fisico regolare possono essere protettivi nel CD. Studi condotti su ratti con colite sperimentale hanno dimostrato effetti inibitori dell’infiammazione sulla generazione di IGF-I e sulla crescita lineare. La funzione alterata delle cellule satelliti è un altro collegamento tra insulina alterata / segnalazione IGF-I e perdita di proteine ​​muscolari. È stato dimostrato che l’allenamento di resistenza può prevenire e persino invertire la progressione della sarcopenia.
L’evidenza accumulata suggerisce che il coattivatore del recettore γ attivato dal proliferatore del perossisoma α (PGC-1 α ) e il sistema TWEAK-Fn14 sono regolatori chiave della massa muscolare scheletrica in vari stati catabolici. Mentre l’attivazione della segnalazione TWEAK-Fn14 provoca uno spreco muscolare, PGC-1 α preserva la massa muscolare scheletrica. Le reazioni infiammatorie durante il CD favoriscono il sistema TWEAK-Fn14 quando l’esercizio fisico probabilmente mostra un effetto contrattivo.
Protocollo e risposta
E’ stato visto come l’esercizio ad alta intensità potrebbe attivare gli stessi mediatori infiammatori di quelli coinvolti nella patologia del CD. È generalmente accettato che l’esercizio fisico ad alta intensità può portare a un acuto, sebbene transitorio, esacerbazione dell’infiammazione e sintomi di CD. Pertanto, tale addestramento non è generalmente raccomandato per i pazienti.
Tuttavia, tali raccomandazioni non sono ben supportate dalla ricerca. In contrasto solo uno studio che ha esaminato l’effetto dell’esercizio ad alta intensità intermittente in pazienti pediatrici ed ha concluso che tale esercizio intenso è ben tollerato.
Il modello generalmente accettato per la prescrizione dell’esercizio in molte malattie infiammatorie croniche era l’allenamento continuo aerobico di moderata intensità con tali benefici comprovati come l’aumento della capacità aerobica, miglioramento dello stress e un aumento della qualità di vita. Recentemente, tuttavia, una serie di prove hanno indicato che l’allenamento ad intervalli ad alta intensità può essere eseguito in sicurezza e portare ad effetti sulla salute simili rispetto a un esercizio più lungo e continuo, associato al rilascio di mediatori infiammatori.
Tale programma di esercizi può essere particolarmente utile per i bambini con CD, non solo per migliorare la capacità aerobica, ma anche a causa dell’azione anabolica e della stimolazione della crescita e dello sviluppo. D’altro canto, un esercizio di intensità moderata potrebbe essere più efficace di un’alta intensità nella stimolazione del rilascio di miochine, come mostrato da Yeo et al.
In conclusione, sebbene i trattamenti farmaceutici antinfiammatori siano utili nel ridurre i sintomi del CD, sono spesso correlati a gravi effetti collaterali e la loro efficacia non è completa. I pazienti con CD continuano ad avere disturbi fisici e psicologici, compromettendo la loro qualità di vita. Studi preliminari dimostrano che un esercizio moderato non ha effetti negativi sulla salute e può ridurre alcuni sintomi.
L’esercizio è raccomandato perché potrebbe contrastare alcune complicanze specifiche migliorando la risposta immunologica, la salute psicologica, lo stato nutrizionale, la densità minerale ossea e invertendo la diminuzione della massa muscolare e della forza. Ricerche recenti suggeriscono che gli effetti benefici dell’esercizio fisico regolare possono essere in parte dovuti agli effetti antinfiammatori delle miochine rilasciate a causa delle contrazioni dei muscoli scheletrici.
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Author: Dott. Gherardo Francesco Bertocchi CEO/Founder & Admin Scienze Salute e Benessere
 
 

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