Camilla Pesaresi Psicologia

BURNOUT: QUANDO LO STRESS CI PORTA ALL’ESAURIMENTO

Ti è mai capitato di superare il limite di sopportazione?

Ti sei mai sentito oppresso da richieste che inizialmente ti motivavano ed entusiasmavano?

Hai mai percepito un sentimento di distacco e freddezza nei confronti di amici o collaboratori dei quali, fino a poco tempo prima, cercavi la compagnia?

Se ti è successo, sicuramente non può essere etichettato come semplice stress, ma probabilmente eri già passato alla fase successiva: il cosiddetto burnout. Il burnout è una risposta prolungata a fattori di stress emotivi ed interpersonali cronici; in termini tecnici, viene definito come una sindrome di esaurimento fisico ed emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale.

Il termine in italiano può essere tradotto come “scoppiato”, “esaurito” ed è apparso per la prima volta nel 1930 nel mondo dello sport, per indicare l’incapacità di un atleta, dopo vari successi, di ottenere ulteriori buoni risultati o di mantenere quelli acquisiti.

Inizialmente, tale “disturbo” veniva evidenziato principalmente nelle professioni con un’elevata componente relazionale, soprattutto in quelle che dovevano occuparsi della cura e del benessere di altre persone (medici, caregiver, psicologi, insegnanti…). Successivamente, vennero incluse anche altre categorie di lavoratori, cioè tutti quei professionisti che hanno un contatto frequente con il pubblico come ad esempio avvocati, politici, impiegati, segretari,…Ma lo sviluppo più importante della vicenda, si ebbe quando si arrivò a non considerare più questa sofferenza come un’esclusiva del lavoratore individuale ma, al contrario, si è visto che essa può “attaccare” varie tipologie di persone in ambiti diversi dal luogo di lavoro, come ad esempio nello sport o in famiglia, in quanto dipende molto da dinamiche sociali, ambientali, economiche e politiche.

Le cause del burnout

Maslach e Leiter (1997) hanno definito il burnout come un’erosione dell’impegno nel lavoro. Secondo gli autori, il burnout ha maggiori probabilità di presentarsi quando viene percepita una forte discordanza tra la natura del lavoro e la natura delle persone che svolgono tale professione, quindi ad esempio quando le mansioni richieste vanno contro i propri ideali o le proprie credenze. Queste discordanze possono essere sperimentate in sei ambiti della vita organizzativa: carico di lavoro, ricompense, equità, controllo, valori e senso comunitario.

Nello specifico il burnout non è un problema dell’individuo in sè, ma spesso è causato dal contesto sociale nel quale si opera: ad esempio, quando l’ambiente lavorativo non riconosce l’aspetto umano del lavoro, il rischio di burnout aumenta. Inoltre, esso non si tratta di una “malattia” che riguarda solo il soggetto nella sua individualità, ma può essere considerata una sindrome contagiosa che, in maniera altalenante, può propagarsi tra colleghi, collaboratori, membri della stessa èquipe, così da influenzare l’intera organizzazione.

Qui di seguito vi mostrerò un elenco di possibili cause suddivise in 4 tipologie: cause specifiche, fattori individuali, fattori socio-demografici e problemi nella struttura organizzativa (Castello e Borgia, 2019).

Alcune delle cause specifiche sono:

  •  Sovraccarico di lavoro.
  • Mancanza di controllo.
  • Gratificazioni insufficienti.
  • Crollo del senso di appartenenza.
  • Percezione di bassa equità.
  • Valori contrastanti.
  • Scarse ricompense e retribuzione inadeguata.

Tra i fattori individuali troviamo principalmente caratteristiche di personalità:

  • Introversione (con conseguente incapacità di lavorare in équipe).
  • Tendenza a porsi obiettivi irrealistici.
  • Adottare uno stile di vita iperattivo.
  • Personalità autoritaria.
  • Totale dedizione al lavoro, inteso come sostituzione della vita sociale.
  • Percezione di se stessi come indispensabili.
  • Motivazioni ed aspettative professionali.

Tra i fattori socio-demografici ci sono:

  • Differenza di genere (le donne sono più predisposte degli uomini).
  • Età (nei primi anni di carriera si è più predisposti).
  • Stato civile (le persone senza un compagno stabile sono più predisposte).

Nella struttura organizzativa le tensioni sono generate da:

  • Ambiguità di ruolo: informazioni scarse o insufficienti riguardo una determinata posizione lavorativa ed i suoi doveri.
  • Conflitto di ruolo:  esistenza di richieste che il soggetto ritiene incompatibili con il proprio ruolo professionale.
  • Mancanza di stimoli: attività lavorativa monotona e noiosa.
  • Struttura di potere: esistenza di una gerarchia per i processi decisionali e di controllo nell’ambito lavorativo e possibilità che l’individuo possa partecipare alla presa di tali decisioni.
  • Turnazione Lavorativa: insieme agli orari lavorativi può favorire linsorgenza della sindrome.

Le caratteristiche del burnout

La sindrome del burnout, ha maggiori probabilità di svilupparsi nelle situazioni di forte squilibrio tra la natura del lavoro e la natura della persona che svolge quel determinato lavoro. Le richieste quotidiane rivendicate dai vari ambiti di vita consumano l’energia e l’entusiasmo della persona: i contesti lavorativi pretendono una grande mole di impegno ed una forte dedizione; lo sport necessita di costanza e duri allenamenti; la famiglia e gli amici richiedono attenzioni e tempo da condividere. Inoltre, quando il successo e gli scopi personali (spesso troppo ambiziosi) sono difficili da conseguire, le persone perdono la motivazione e la dedizione, abbattendosi e attuando strategie sbrigative o di distanza per evitare impegni o appuntamenti, spesso isolandosi e vivendo in uno stato di malessere generale.

Tutto ciò comporta un deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro, quindi una professione inizialmente affascinante e ricca di prospettive, diventa successivamente sgradevole, demotivante ed insoddisfacente, ed un deterioramento delle emozioni, per cui l’entusiasmo e la motivazione vengono sostituiti da nervosismo, irritazione, ostilità, ansia e depressione.

L’enfasi, nel caso di questa sindrome, è posta sui sintomi mentali e comportamentali più che su quelli fisici; inoltre, tali sintomi, si manifestano in persone “normali”, cioè individui che fino a quel momento non soffrivano di nessun tipo di disturbo o psicopatologia.

Nel dettaglio, il burnout si caratterizza per alcuni sintomi somatici come l’insorgenza di varie patologie, per esempio disturbi cardiovascolari, ulcera, cefalea, difficoltà sessuali; sintomi aspecifici come l’apatia, l’insonnia, la stanchezza, il nervosismo e l’esaurimento; sintomi psicologici quali rabbia, risentimento, aggressività, resistenza, negativismo, bassa stima di sè, paranoia, rigidità di pensiero, difficoltà nelle relazioni, sensazione di fallimento, senso di colpa e criticità nei confronti degli altri.

Tutte queste situazioni di disagio minano il benessere del soggetto che, per combatterle, spesso utilizza alcuni “aiutini” come l’alcol, gli psicofarmaci o il fumo.

In sintesi, il burnout può essere racchiuso in tre dimensioni tipiche, definite da Maslach e Jackson nel 1981

  • Esaurimento. Stato mentale percepito quando si pensa di aver superare il proprio limite massimo sia a livello emozionale che fisico. Ci si sente prosciugati, senza energie ed incapaci di recuperarle, sempre all’erta e senza la possibilità di rilassarsi davvero, non si hanno le forze e la voglia di affrontare nuove persone, sfide o progetti. Solitamente, questa è una reazione allo stress provocato da alcuni cambiamenti di vita significativi o da richieste di lavoro eccessive.È il sintomo più ampiamente riportato dagli individui che soffrono di burnout.
  • Cinismo (o depersonalizzazione). Comportamento negativo molto pericoloso per il benessere della persona e per il suo equilibrio psico-fisico. Rappresenta un tentativo di auto-protezione dall’esaurimento e dalle delusioni e può inficiare in maniera significativa sulle prestazioni lavorative. In poche parole, una persona viene definita cinica quando assume un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e dei propri colleghi o clienti, diminuendo al minimo il coinvolgimento emotivo, fino ad abbandonare i propri ideali o valori. L’individuo si sente più al sicuro dietro questa barriera di indifferenza.
  • Inefficienza. Sensazione che assale le persone quando si ha l’impressione che il mondo stia tramando contro ogni tentativo di successo o di progresso, quando quel poco che si riesce a realizzare appare insignificante e si perde la fiducia nelle proprie capacità ed in sè stessi. In questo caso, qualsiasi nuovo progetto o sfida può essere percepito e vissuto come opprimente, troppo ambizioso ed irraggiungibile. Si ha la tendenza a valutarsi negativamente.

In termini di sviluppo esistono due teorie riguardanti queste tre dimensioni del burnout: la prima sostiene che il cinismo sia il primo elemento a manifestarsi, seguito poi dall’inefficacia ed infine dall’esaurimento; la seconda, invece, crede nello sviluppo simultaneo ma indipendente dei tre fattori, così da poter dare vita a più combinazioni differenti.

Segni e sintomi dettagliati (Castello e Borgia, 2019)

Concludo l’articolo con una rassegna dei principali sintomi del burnout, convinta che chiunque, almeno una volta nella vita ed in maniera inconsapevole, abbia manifestato tali segnali.

Vi ricordo, inoltre, che il burnout non è una malattia vera e propria, ma una condizione con la quale è facile scontrarsi, ma dalla quale si può anche tranquillamente uscire:

  • Alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno.
  • Sensazione di fallimento.
  • Rabbia e risentimento.
  • Senso di colpa e bassa stima.
  • Scoraggiamento ed indifferenza.
  • Negativismo.
  • Isolamento e ritiro (disinvestimento).
  • Senso di stanchezza ed esaurimento tutto il giorno.
  • Controllo frequente dellorologio.
  • Notevole affaticamento dopo il lavoro.
  • Perdita di sentimenti positivi verso gli utenti.
  • Procrastinazione dei contatti con gli utenti, rifiuto delle telefonate e delle visite in ufficio.
  • Incapacità di concentrarsi o di ascoltare ciò che lutente sta dicendo.
  • Sensazione di immobilismo.
  • Cinismo verso gli utenti; atteggiamento colpevolizzante nei loro confronti.
  • Insonnia.
  • Preoccupazione per sé.
  • Assunzione di misure di controllo del comportamento come i tranquillanti.
  • Frequenti raffreddori ed influenze.
  • Frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali.
  • Rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento.
  • Sospetto e paranoia.
  • Eccessivo uso di farmaci.
  • Conflitti coniugali e famigliari.
  • Alto assenteismo.

Sintomi fisici

  • Stanchezza.
  • Necessità di dormire.
  • Irritabilità.
  • Dolore alla schiena.
  • Cefalea.
  • Dolori viscerali.
  • Diarrea.
  • Inappetenza.
  • Nausea.
  • Vertigini
  • Dolori al petto.
  • Alterazioni circadiane.
  • Crisi di affanno.
  • Crisi di pianto.

Sintomi psichici

  • Stato di costante tensione.
  • Irritabilità.
  • Cinismo.
  • Depersonalizzazione.
  • Senso di frustrazione.
  • Senso di fallimento.
  • Ridotta produttività.
  • Ridotto interesse verso il proprio lavoro.
  • Reazioni negative verso familiari e colleghi.
  • Apatia.
  • Demoralizzazione.
  • Disimpegno sul lavoro.
  • Distacco emotivo.

BIBLIOGRAFIA
    Castello A., Borgia I. (2019), Burnout, in Burnout.
    MaslachC., Schaufeli W.B., Leiter M.P. (2001), Job Burnout, Annu. Rev. Psychol. 2001. 52:397–422

 

AUTRICE: CAMILLA PESARESI Freelance di Scienze Salute e Benessere

Camilla Pesaresi

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