Chinesiologia Gherardo Bertocchi Medical

SINDROME METABOLICA: EFFETTI DELL’ESERCIZIO FISICO

Cos’è la Sindrome Metabolica ?

Nel 1998 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone una prima definizione di Sindrome Metabolica alla quale ne sono seguite altre che differiscono per il tipo ed il numero di variabili considerate e per i livelli di cut-off usati. La definizione più conosciuta è quella della National Education Program Adult Treatment Panel (ATP) del 2001 essa non considera alcun elemento diagnostico diretto o indiretto insulino-resistenza, ma contempla la presenza di tre variabili contemporaneamente presenti tra le seguenti: obesità addominale, ipertensione, ipertrigliceredemia, basso colesterolo Hdl e glicemia > 110mg/dl (includendo anche il diabete). Quindi la Sindrome Metabolica può essere definita come una condizione caratterizzata dalla presenza contemporanea di diversi squilibri metabolici ognuno dei quali è già da solo un indice di rischio cardiovascolare:
  • Alterato valore del colesterolo HDL ≤ 40 mg/dl (nei maschi) 50 mg/dl (nelle femmine).
  • Alterato valore della glicemia a digiuno ≥ 110 mg/dl.
  • Alterato valore della trigliceridemia ≥ 150 mg/dl.
  • Alterato valore della circonferenza addominale ≥ 120 cm (nei maschi) 88 cm (nelle femmine).
  • Alterato valore della massa grassa ≥ 25.
  • Alterato valore della pressione arteriosa ≥ 130/85 mmHg.
criteri sindrome mrtabolicaFonte ISTAT, Condizioni di salute-fattori di rischio-ricorso ai servizi sanitari 2007.

 

Quali sono i criteri per la diagnosi di Sindrome Metabolica (OMS)?

Come primo criterio è importante prendere in considerazione la resistenza insulinica identificata dalle seguenti caratteristiche:
  • Diabete di tipo 2
  • Alterazione della glicemia a digiuno
  • Ridotta tolleranza al glucosio
Con associazione ad i seguenti criteri:
  • Terapia antipertensiva o PA>140/90 mm Hg
  • Trigliceridi > 150 mg/dl
  • Colesterolo HDL 35 mg/dl (uomini) o <39 mg/dl (donne)
  • BMI> 30 e/o rapporto vita/fianchi >0,9 uomini o 0,85 donne
  • Tasso di escrezione di Albumina nelle urine >20 g/min o rapporto tra albumina/creatina > 30 mg/g
Con l’aumento dell’incidenza dell’obesità nelle popolazioni giovanili i dati potrebbero modificarsi notevolmente nei prossimi anni, prendendo in considerazione tutti i tipi di etnie, con l’aumento pressoché doppio di problemi cardiovascolari rispetto a coloro che non ne sono affetti.
Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’obesità in Europa e negli Stati Uniti e la prevalenza della Sindrome Metabolica è del 45% circa nei soggetti maggiori di 50anni.
In Italia interessa circa il 25% degli uomini e addirittura il 27% delle donne, numeri altissimi che equivalgono circa 14 milioni di individui.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) parla di ”Globesity” cioè una vera e propria epidemia di obesità e diabete.
 
oms sindrome metabolicaLink nella foto

Sindrome Metabolica in Italia

sindrome metabolica in ItaliaDati osservatorio epidemiologico Cardiovascolare _ ISS

Fattori di Rischio

  • Predisposizione genetica.
  • Errato stile di vita (Fumo – Consumo di alcool – Eccesso di colesterolo Sedentarietà).
  • Ipertensione arteriosa.
  • Obesità.
  • Diabete.
  • Dislipidemia.

Fisiopatologia

Nella genesi della SM possono essere coinvolti diversi agenti eziologici fra loro in stretta correlazione:
  1. Obesità viscerale.
  2. Insulino-resistenza.
  3. Fattori infiammatori ed endocrini.
Quindi i due aspetti principali sarebbero rappresentati da un eccesso di tessuto adiposo e insulino-resistenza.
Da qui è possibile osservare diversi tipi di fisiopatologia:
 
  • Ipertensione: Si definisce ipertensione e l’aumento costante della pressione del sangue per i valori superiori a 140 mmHg per la pressione massima o sistolica e superiori a 90 mmHg per quella minima diastolica. Le cause più frequenti sono registrate dall’interazione ormonale, stimoli nervosi e resistenza dei vasi. Le conseguenze provocano ispessimento delle pareti del muscolo cardiaco, aumento del carico di lavoro a scapito del cuore, aritmie, riduzione delle capacità del cuore di contrarsi, ischemia cardiaca, angina, infarti, alterazioni della struttura del cuore, dilatazione dell’aorta, insufficienza della valvola aortica.
  • Obesità: L’obesità è caratterizzata da BMI >30 ( peso corporeo kg/ H2m ), in Europa il 15% della popolazione è obesa, in Italia 1 persona su 2 è in sovrappeso, 1 su 10 è obesa.

Fattori Genetici: mitocondri pigri, difetto della produzione di ossido nitrico, predisposizione.

Fattori Ambientali: Stile di vita.
 
  • Diabete di tipo 2: Si verifica quando il pancreas non produce abbastanza insulina ed alcuni organi oppongono resistenza alla sua azione. Le conseguenze sono acute quando c’è una produzione ipoglicemica, iperglicemica e croniche quando si registrano aterosclerosi, neuropatie, retinopatie e nefropatie. In generale il diabete accorcia l’aspettativa di vita di 1/3, aumenta il rischio di problemi cardiovascolari, rappresenta la causa più frequente di amputazioni degli arti, cecità ed insufficienza renale.
  • Sedentarietà: In Italia il 40% della popolazione non pratica attività fisica, 40% pratica attività fisica saltuaria ed insufficiente per ottenere i benefici in termini di salute, 20% svolge esercizio attività fisica regolare. Fonte ISTAT, Condizioni di salute-fattori di rischio-ricorso ai servizi sanitari 2007.
  • Dislipidemia: Il potenziale aterogeno sembra essere correlato sia alla quantità che alla qualità delle lipoproteine LDL (piccole e dense). Trigliceridi 150 mg/dl, HDL 40 mg/dl (M) 50 mg/dl (F), LDL 130-159 mg/dl.

 

Il ruolo del chinesiologo

Il Chinesiologo in caso di Sindrome Metabolica, deve intervenire mirando al miglioramento dello stato di salute, raggiungimento e mantenimento di una condizione metabolica ottimale (profilo lipidico e glicemico) ed alla prevenzione delle complicanze.
L’esercizio fisico deve essere di conseguenza prevalentemente aerobico, in cui è previsto l’utilizzo degli arti inferiori e superiori come nella camminata e nel nuoto, senza escludere l’utilizzo dei piccoli attrezzi per la tonificazione generale.

Intensità iniziale del training aerobico 35 – 48% VO2 MAX = 50-60% F.C. MAX
 
Gli incrementi avvengono dalla quarta alla sesta settimana in poi fino ad arrivare ad un livello stabile pari al:
60-70% VO2 MAX = 70-80% F.C.MAX
L’attività intermittente in cui fasi di esercizio sono intervallate da brevi periodi di recupero (1-5 minuti) è inutile nelle fasi iniziali del programma riabilitativo (paziente non allenato) e in quelli in cui l’esercizio è limitato da condizioni quali l’angina da sforzo claudicatio o patologia polmonare.
Nell’attività statica e il circuit trainig (pesi e macchinari) se di bassa intensità non incrementa in maniera eccessiva il doppio prodotto e quindi il VO2 max nelle attività quotidiane è maggiormente incrementato.
 
Quindi quali sono i vantaggi del Circuit Training?
Rispetto all’allenamento di potenza che sviluppa prevalentemente la forza muscolare, il CT ha effetti importanti anche sul fitness cardiovascolare, limitando la componente statica.

Esempi di Allenamento

Work Out 1
 
  • Riscaldamento: 5 10 minuti
  • Riduzione della pressione arteriosa a riposo (di 10/15 mmHg per la sistolica e  di 5/15 mmHg per la diastolica)
  • Perdita di peso e riduzione del girovita
  • Fase aerobica: 30 40 minuti Può prevedere lavoro continuo o lavoro intervallato, e può essere più breve se viene aggiunta una fase di tonificazione con pesi.
  • Defaticamento: 10 minuti
  • Frequenza settimanale: Massimo 4 sedute. Non meno di 2 sedute
  • Diminuzione della trigliceridemia
  • Diminuzione della glicemia a digiuno e miglioramento della sensibilità insulinica
Dopo 2 mesi si potranno registrare i primi risultati.
 
Bisogna prestare particolare attenzione a:
 
  • Effettuare il monitoraggio della glicemia
  • È consigliato mantenere l’esercizio fisico dai 30 ai 60 minuti in base al grado di sedentarietà del diabetico
  • Evitare la disidratazione
Particolare attenzione per il trattamento del diabetico LINEE A.N.I.A.D:
 
  • Evitare l’esercizio fisico se i livelli glicemici a digiuno sono ≥ 250 mg/dl ed è presente CHETONURIA.
  • Usare cautela se i livelli glicemici a digiuno sono ≥ 300 mg/dl ed è assente CHETONURIA.
  • Evitare l’esercizio fisico se la glicemia è ≤ 100mg/dl.

 

Work Out per soggetti diabetici tipo 1 e 2
 
Rilevazione:
 
  • Glicemia.
  • Frequenza Cardiaca.
  • Pressione arteriosa.

Seduta:

  • Riscaldamento: 5 minuti.
  • Lavoro aerobico: 10 minuti (50-55% F.C.MAX).
  • Rilevazione glicemica e feedback di controllo con eventuale integrazione di carboidrati e liquidi
  • Lavoro di tonificazione: 10 minuti (40-60%1RM).
  • Defaticamento: 15 minuti
    • Mobilità articolare.
    • Stretching.
    • Rilevazione glicemia.
Frequenza settimanale 3 sedute a giorni alterni. L’intensità e la durata sia della fase di lavoro aerobico che della fase di tonificazione aumenteranno gradualmente, mentre le pause per la rilevazione glicemica ed il reintegro glucidico e liquido saranno ridotte nella durata aerobico.
 
Work out 2
 
  • Riscaldamento: 5-10 minuti
  • Fase aerobica: alternare bassa ed alta intensità
  • Defaticamento: 10-15 minuti
  • Frequenza settimanale: 5 sedute a settimana, ad intensità per 3 volte superiore alla propria soglia lattato, per 2 volte al di sotto.
La distanza da per correre varia a secondo dei singoli individui in base al prescritto calorico da perdere ad ogni sessione (300kcal, 350kcal, 400kcal).
Risultato:
 
  • Riduzione del grasso addominale totale.
  • Riduzione del grasso addominale viscerale.
  • Riduzione della pressione arteriosa a riposo.
  • Riduzione dei trigliceridi.
Work Out 3
 
  • Riscaldamento: 5-10 minuti.
  • Fase di Endurance: esercizi di aerobica con progressivo aumento di intensità per 20 minuti ad una frequenza tra il 70-85% H.R.
  • Fase di Coordinamento: esercizi per l’equilibrio statico e dinamico.
  • Fase di Forza isometrica: 10-15 diversi tipi di esercizi isometrici (dando particolare attenzione agli arti inferiori) : 6-8 sec di intensità massima con 20-30 sec di rec.
  • Fase di Forza dinamica: 12-15 ripetizioni di esercizi dinamici (concentrico-eccentrico) dando particolare attenzione all’arto superiore e al tronco.

 

Risultato:
 
  • Significativo calo ponderale e miglior BMI.
  • Riduzione del colesterolo cattivo.
Tutto questo a dimostrare che esercizi di media elevata intensità riducono notevolmente i rischi connessi alla sindrome metabolica e che gli esercizi di bassa intensità rappresentano la dose minima necessaria a ridurre i rischi cardiovascolari e influenzare positivamente la sindrome metabolica.

Conclusione

Ottenere la riduzione del grasso addominale è l’obiettivo principale nella prevenzione del rischio cardiovascolare nei pazienti affetti da Sindrome Metabolica,con un allenamento di Forza ad alta intensità si è registrata un efficace riduzione del grasso viscerale e nello spessore dell’intima carotidea. Può essere considerato un ulteriore strumento da utilizzare nei programmi di prevenzione cardiovascolare previsti per i pazienti affetti da Sindrome Metabolica.
Bibliografia

AUTORE: Gherardo Bertocchi Founder e Admin di Scienze Salute e Benessere

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