Chinesiologia Francesco Marra Sport

L’EDUCAZIONE MOTORIA IN ITALIA

L’attività fisica viene spesso sottovalutata e con sé i tanti benefici che essa può portare. Basti pensare ai dati preoccupanti che ci arrivano dai diversi studi scientifici riguardanti l’aumento della percentuale di obesità e di altre malattie non trasmissibili che colpiscono il nostro corpo. Ciò deriva da molteplici fattori che si possono racchiudere in un unico punto, ovvero la mancanza di una vera e propria cultura motoria.
La “cultura motoria”, può essere intesa come un insieme di conoscenze che dovrebbero essere insegnate gradualmente all’individuo dall’inizio del suo percorso scolastico. Sin dalla nascita infatti, il corpo rappresenta il primo veicolo che il bambino utilizza per comunicare e mettersi in contatto con l’ambiente esterno. Conoscerlo quindi sin da bambini risulta particolarmente importante. Nell’attuale scuola primaria italiana la pratica motoria è poco sviluppata, soprattutto per la mancanza della figura specializzata del maestro di educazione motoria. Ciò fa capire ancora di più le possibili difficoltà nell’insegnare e, di conseguenza, nel recepire da parte degli studenti determinate nozioni base relative al proprio corpo. Nel corso degli anni diversi progetti hanno cercato di arginare questa problematica affiancando al maestro generalista, durante l’ora destinata all’attività motoria, la figura specializzata del laureato in scienze motorie al fine di poter svolgere un’adeguata lezione al movimento.
Secondo l’OMS, nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza (5 – 17 anni), l’attività fisica produce i seguenti
benefici:
– sviluppo osteo-muscolare;
– contribuisce ad uno sviluppo sano dell’apparato cardiovascolare;
– contribuisce ad aumentare le capacità di apprendimento e il livello di autostima;
– rappresenta un valido strumento di aggregazione sociale;
– associata a una corretta alimentazione diminuisce il rischio di obesità infantile    e di malattie croniche.
Nel 2010, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato le “Global recommendations on Physical activity for Health”, fornendo indicazioni sui livelli di attività fisica raccomandati per la salute, distinguendo tre gruppi di età:
  • Bambini e ragazzi (dai 5 ai 17 anni.
  • Adulti (dai 18 ai 64 anni).
  • Adulti/anziani (dai 65 anni in poi).
specificando per ogni fascia di età il tipo, la quantità, la frequenza, la durata e l’intensità di attività fisica necessaria per mantenere la salute.
Per quanto riguarda bambini e adolescenti, l’attività fisica include il gioco, l’esercizio fisico strutturato e lo sport e dovrebbe essere di tipo prevalentemente aerobico, iniziando gradualmente e aumentando durata, frequenza e intensità di volta in volta.
Infatti, In questa fascia di età l’OMS raccomanda di:
  • Praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità  moderata-vigorosa ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo scheletrico almeno 3 volte a settimana.
  • L’obiettivo giornaliero dei 60 minuti di attività fisica può essere raggiunto in sessioni più brevi (ad esempio 2 sessioni da 30 minuti).
Osservando i dati presenti nel rapporto “Educazione Fisica e Sport a Scuola in Europa (2013) di Eurydice, la rete Europea di informazione sull’istruzione, possiamo notare come il nostro Paese sia rimasto indietro come mentalità (nelle ore effettuate, nei metodi di insegnamento, ecc) rispetto alle altre grandi realtà Europee sull’avviamento alla pratica motoria nella scuola primaria.
Questa mancanza di attenzione alla materia, dal punto di vista sportivo, si può ripercuotere anche nelle attività extrascolastiche. Infatti, gli istruttori si ritroveranno a dover lavorare con individui privi di un mancato sviluppo delle qualità motorie di base e, solo successivamente, si potranno dedicare maggiormente allo sviluppo delle abilità specifiche di un determinato sport.
Tutte queste informazioni ci fanno capire quanto sia importante, sia dal punto di vista psicofisico che sociale e culturale, l’educazione al movimento per l’individuo.
La scuola primaria, come primo step di istruzione, dovrebbe dare tutte quelle nozioni base per preparare il bambino a costruire gradualmente una cultura motoria, sviluppando così quelle che sono le sue capacità motorie di base per prepararlo al meglio anche ad una possibile futura e specifica pratica sportiva. E invece, ci si ritrova a combattere con la scarsa importanza che viene data a questa materia che, pur essendo presente nel sistema scolastico italiano, spesso viene snobbata ed interpretata come un momento di “ricreazione” e di tempo libero.

SITOGRAFIA


AUTORE DELL’ARTICOLO : FRANCESCO MARRA 

-Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche dello Sport
 
-Istruttore Scuola Calcio
 
-Varie esperienze come Tutor sportivo CONI per le scuole primarie

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