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TRAUMATOLOGIA NEL GOLF E PREVENZIONE

La diffusione del golf nel mondo è seconda solo al calcio: negli Stati Uniti si contano 30 milioni di appassionati, in Europa 4 milioni, mentre in Italia gli iscritti alla Federazione Italiana Golf sono 80.000. Il livello di sforzo medio/basso di questo sport non deve trarre in inganno, perché la condizione fisica può avere grande rilevanza sui risultati agonistici e sul rischio di infortuni. L’obiettivo di questo lavoro è quello di fare una sintesi attuale riguardante i fattori biomeccanici che stanno all’origine delle lesioni e le strategie per prevenirle. La biomeccanica funzionale dello swing consente di comprendere l’eziologia degli infortuni, rendendo poi efficaci le strategie prestative, preventive e terapeutiche. Seguendo la tendenza più attuale lo swing può essere diviso in 4 tempi: 1) address; 2) backswing; 3) downswing; 4) follow-through.

Immagine 1. Le fasi dello swing: Address, Toe-up, Mid-backswing, Top, Middownswing, Impact, Mid-follow-through e Finish. (Golf Digest)

La letteratura scientifica riguardante gli infortuni e le patologie dei golfisti ha avuto un incremento significativo negli ultimi anni. Gli studi epidemiologici evidenziano che gli infortuni sono rilevanti. Si tratta soprattutto di patologie osteo-articolari di origine macro e micro traumatica. Nella prima categoria rientrano le distrazioni muscolari, le distorsioni capsulo-legamentose, le lussazioni e le fratture. Nella seconda categoria rientrano invece tutte le sindromi da sovraccarico caratterizzate da un’insorgenza più lenta e subdola dei sintomi. Le cause principali sono riconducibili all’esecuzione ripetitiva di gesti tecnici spesso errati effettuati con intensità e/o frequenze superiori alla resistenza dei tessuti o alla loro capacità di adattamento, all’uso di strumenti che trasmettono vibrazioni (mazza) e all’adozione di posture scorrette. Altri fattori sono: età, scadente preparazione fisica, patologie sistemiche (diabete, obesità, ecc.), alterazioni anatomo-funzionali. Gli infortuni che noi possiamo prevenire, ovvero quelli imputabili direttamente al gioco, sono distribuiti percentualmente in modo differente tra le varie articolazioni, con alcune differenze tra dilettanti e professionisti. A livello amatoriale gli errori tecnici e una preparazione atletica scadente (spesso totalmente assente!) fanno sì che ad essere particolarmente a rischio siano la colonna vertebrale 27%, il gomito 26%, il polso/mano 16%, la spalla 9% e il ginocchio 7%. I professionisti sollecitano il polso/mano 27%, la colonna vertebrale 24%, la spalla 9%, il ginocchio 7%, il gomito 7%.


Tabella 1. Percentuali di rischio di infortuno nelle diverse fasi dello swing. (McCarroll. 1994 e 2001)

“Address”: la flessione del busto deve avvenire lordotizzando la colonna lombare altrimenti si determina un sovraccarico dei dischi lombari.

“Backswing”: l’impugnatura scorretta può causare patologie infiammatorie a carico del polso e della mano; Una presa troppo stretta può sovraccaricare i muscoli epicondiloidei e quindi determinare una epicondilite; L’elevazione eccessiva delle spalle può indurre un impingement sub-acromiale; Il tratto lombare si trova in torsione e quindi sei soggetti lombalgici può essere fonte di dolore acuto e improvviso.

“Downswing”: distrazioni muscolari degli addominali possono verificarsi con una eccessiva rotazione del busto; Lo spostamento del carico sulla gamba sx può creare patologie a carico dell’anca o del ginocchio; Errori di impugnatura o di esecuzione del gesto tecnico possono causare l’epicondilite e/o l’epitrocleite; Il polso e la mano possono essere sede di lesione nel caso in cui si colpisca inavvertitamente il terreno o vi sia un’eccessiva flessione/estensione del polso;

“Follow-through”: la struttura capsulo-legamentosa della spalla e la cuffia dei rotatori sono sottoposti ad uno stress molto elevato; Infortuni alle anche e alla regione lombare possono verificarsi durante una decelerazione troppo brusca del movimento; Qualora il piede rimanga eccessivamente ancorato al suolo possono verificarsi traumi distorsivi al ginocchio sx sino alla possibile rottura del legamento crociato anteriore.

PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI

 Il rischio di infortunio, come in ogni altra attività sportiva, può essere ridotto da una prevenzione mirata, utile anche per migliorare la prestazione agonistica. Il programma di allenamento in palestra finalizzato a migliorare le performance dei golfisti si basa su alcuni punti fondamentali: 1) Miglioramento della propriocettività (gestione dell’equilibrio); 2) Miglioramento dell’articolarità del busto e delle spalle; 3) Miglioramento del tono-trofismo muscolare generale e specifico degli arti inferiori, glutei, busto e arti superiori; 4) Miglioramento della potenza aerobica con il cardiofrequenzimetro; 5) Miglioramento della postura e prevenzione delle algie vertebrali attraverso allenamenti mirati di core stability. Sarebbe inoltre utile effettuare una analisi della composizione corporea all’inizio del programma e poi ogni due mesi per verificarne le variazioni. L’analisi della composizione corporea ci consente di evidenziare massa magra (ossa e muscoli) e massa grassa (tessuto adiposo totale). Altra strategia preventiva è quella di effettuare periodicamente una valutazione biomeccanica funzionale con un osteopata e/o un biomeccanico funzionale esperto di golf, inoltre i test di laboratorio (golflab) sono molto utili sia per migliorare il rendimento che prevenire gli infortuni. Quello che l’osteopata e/o il biomeccanico funzionale deve osservare sono:

– asimmetrie degli arti inferiori;

– normalità funzionale di tutte le vertebre in particolare di D12 e L1;

– integrità articolare di ginocchia e spalle.

Una grossa fetta dei disturbi originati durante il gioco è imputabile alla qualità dello swing. Un gesto tecnico più potente ha consentito di raggiungere maggiori distanze mettendo però a dura prova muscoli ed articolazioni. Nei giocatori di golf si possono verificare in prevalenza, problemi legati alle articolazioni delle spalle e del gomito. Per i primi si può arrivare anche alla lussazione, per i secondi si può manifestare la tipica lesione del gomito, definita golf-elbow, il gomito del golfista dove una fastidiosissima tendinite, localizzata all’epitroclea (la sporgenza ossea localizzata al gomito nella sua parte mediale), abbisogna di un periodo di cura abbastanza intenso e un altrettanto periodo di riposo articolare. Ma, a volte, la particolare accidentalità del terreno su cui si pratica il golf, favorisce l’insorgenza di una lesione discorsiva del ginocchio, con lesioni meniscali e stiramento dei legamenti collaterali. Per quanto riguarda le misure di prevenzione, è importante che vengano utilizzate idonee scarpe chiodate e i guanti per evitare le alterazioni che la mazza da golf può provocare alle mani, senza dimenticare però che gli incidenti più gravi, avvengono per colpa della imprudenza, come i colpi di mazza o di una palla in piena velocità, che può percorrere 60 metri al secondo, ossia più di 200 km all’ora. Sebbene le definizioni di propriocezione possano variare è importante nella prevenzione e riabilitazione degli infortuni degli atleti che essa (propriocezione) rimanga costante. La propriocezione gioca un ruolo importante nel controllo dell’arco neuromuscolare afferente ed efferente.  Ristabilire la propriocezione dopo un infortunio consente la corpo di mantenere la stabilità e l’orientamento durante la attività statiche e dinamiche. Nel focalizzarsi sugli aspetti neuromuscolari, come il punto dinamico di stabilità, i professionisti possono programmare e studiare interventi per massimizzare lo sport e la funzione neuromuscolare di vita quotidiana. Una ulteriore ricerca è necessaria per chiarire come i deficit propriocettivi possono essere risolti o compensati per migliorare la funzione e prevenire la ricaduta. Sulla base dei risultati degli studi effettuati, emerge l’importanza dell’allenamento propriocettivo neuromuscolare nel ridurre l’incidenza di alcuni tipi di infortuni sportivi tra gli adolescenti e gli atleti adulti durante la rotazione sportiva. Se correggiamo l’utilizzo delle gambe possiamo alleggerire il carico sulla schiena e ridurre i fastidi dovuti al movimento laterale della spina dorsale. Il movimento delle gambe verso l’obiettivo comporta infatti un eccessivo carico laterale sulla schiena, e per ridurlo bisogna rimanere ben piantati a terra. Questo è un primo accorgimento, ma non l’unico. Lo stretching è fondamentale. C’è chi in gara addirittura comincia senza alcun esercizio né swing di prova, dritto sul tee di partenza. Qualche torsione a vuoto magari con l’ausilio di un ferro sulle spalle, allungamenti della schiena e movimenti rotatori del collo scioglieranno fisico e mente. I primi swing dovranno poi essere di fluidità, evitando di cominciare subito a tirare drive impegnativi. Lo stretching è importante anche a fine gara o a fine allenamento, quando i muscoli sono induriti e affaticati, e qualche facile esercizio li riporta ad una maggiore elasticità. Per rilassare la schiena, dopo la doccia mettersi sdraiati a terra con le gambe al muro a 90 gradi: un ottimo allungamento per le catene muscolari posteriori. Ogni singolo individuo reagisce comunque a modo suo, e ci saranno giocatori con fisici carbonici e bisognosi di esercizio per ottenere un certo grado di elasticità. Altri invece che, pur giocando intensamente, non sentono alcun dolore: molte volte è anche questione di postura, e avere un buon osteopata, personal trainer o fisioterapista può rivelarsi fondamentale. Mantenere attivo il corpo con l’esercizio è doveroso, per prevenire ed evitare il mal di schiena che colpisce il giocatore di golf. Soprattutto nel tratto lombare, che è la zona più critica e sollecitata dalla forza torcente dello swing. La spina dorsale deve ruotare, subendo un carico notevole, anche per il movimento laterale e la compressione necessaria. Assumere un corretto address è dunque fondamentale , per non partire già da una posizione di postura sbagliata. Gli addominali svolgono una funzione di sostegno della schiena e andranno allenati a dovere, ne guadagnerà anche la nostra potenza col drive.


Tabella 2. Riassunto della muscolatura maggiormente coinvolta durante lo swing nella parte superiore del corpo. Le percentuali indicano l’intensità di attivazione (Tratto da McHardy & Pollard, 2005).

Tabella 3. Riassunto della muscolatura maggiormente coinvolta durante lo swing nella parte inferiore del corpo. Le percentuali indicano l’intensità di attivazione (Tratto da McHardy & Pollard, 2005).

BIBLIOGRAFIA

– Gori, F. (2015, marzo 06). Golfpiù.
– Hubscher M, Z. A. (2000 Mar.). Med Sci Sports Exerc. 413-421.
– Laskowski ER, N. A. (2000 May.). Phys Med Rehabil Clin N Am. 323-340.
– Lucio Maturo, F. A. (2000). Manuale di piccola traumatologia. 
– McCarroll. (1994).
– Pasetto, G. (2014, Marzo 6). Golf Lab.

AUTORE: MARCO PARISI Freelance e Chinesiologo di Scienze Salute e Benessere

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