Angelica Rossi Freelance Medical Nutrizione

AMENORREA E DIETA: ESISTE UNA RELAZIONE ?

Con il termine amenorrea si definisce l’assenza del ciclo mestruale, temporanea o permanente, che può essere causata da svariati fattori. In alcune circostanze, l’amenorrea è una condizione fisiologica nella vita di una donna, come ad esempio durante la gravidanza e l’allattamento, così come in menopausa. Altre volte, l’assenza di mestruazioni può essere causata dalla somministrazione di alcuni farmaci, dallo stress, dall’alimentazione scorretta ed eccessivo esercizio fisico o da squilibri ormonali. È importante individuare i fattori scatenanti al fine di poter scegliere la terapia più adatta, riscontrabile, molto spesso, nell’alimentazione adeguata, sia in caso di prevenzione che nell’agevolazione della ricomparsa del ciclo.

Si parla di amenorrea primaria in donne che, al compimento dei 16 anni, non hanno mai avuto una mestruazione spontanea. In questi casi clinici, la soluzione non si raggiunge attraverso la prescrizione di un’alimentazione adeguata, poiché tale problematica deriva da cause anatomiche/recettoriali/genetiche.

L’amenorrea secondaria si verifica, invece, quando il ciclo mestruale, prima presente regolarmente, si interrompe per più di 3 mesi.

Il più delle volte, l’amenorrea secondaria si presenta quando si determina una perdita di peso troppo rapida con conseguente forma di sottopeso, dovuto (molto spesso) ad intense e protratte diete restrittive e/o eccessiva pratica sportiva. Dietro tale repentina perdita di peso  si ritrova, spesso, un disturbo del comportamento alimentare che dà vita ad amenorrea ipotalamica. Quest’ultima patologia è conseguente ad una situazione di stress molto elevata, che si riflette, più o meno indirettamente, sulla produzione di ormoni sessuali. Sotto stress, le ghiandole surrenali iniziano a produrre cortisolo (ormone dello stress), ed essendo collegate all’ipotalamo, quest’ultimo non riuscirà più a stimolare le gonadi, deputate alla produzione degli ormoni sessuali. Tutto ciò è dovuto ad una carenza di nutrienti essenziali che si riflette negativamente sul sistema endocrino, traducendosi così in osteopenia e demineralizzazione ossea (sono necessari almeno 4-5 cicli mestruali l’anno per poter mantenere in salute lo scheletro!). L’integrazione con vitamina D può colmarne la carenza, ma spesso dovrà essere associata a calcio e magnesio e/o integratori complessi multivitaminici.

Amenorrea nelle atlete 

Condizione che comunemente accomuna le atlete che svolgono soprattutto determinati sport come il ballo, pattinaggio artistico, atletica e ginnastica ritmica. In medicina, si parla di “triade dell’atleta” riferendosi a:

  • Restrizione calorica assoluta o relativa (regimi di esclusione come nei soggetti che seguono una dieta vegetariana, senza glutine…), con conseguente riduzione eccessiva della % di fat mass;
  • Scarsa densità ossea (osteopenia e osteoporosi);
  • Amenorrea e anemia dell’atleta.

Molti studi hanno posto l’attenzione sulle conseguenze a lungo termine della triade dell’atleta (o parte di essa): infortuni muscolari e articolari, ansia e depressione, diminuzione delle funzioni cardiovascolari e della salute ossea.

La dieta

In realtà non esiste una vera e propria dietoterapia indicata per l’amenorrea ipotalamica, ma l’importante è ristabilire un equilibrio tramite un’alimentazione studiata al fine di coprire il fabbisogno di energia e nutrienti della paziente in questione. Va evidenziato, inoltre, che in questi casi, a volte, un’indicazione alimentare non è sufficiente: è fondamentale anche un consulto psicologico, al fine di rendere fluido e sereno il rapporto con il cibo, mitigare atteggiamenti iper-controllanti ed ossessivi, cercando di aiutare nella gestiione gli imprevisti che si possono presentare al momento del pasto. Bisogna anche considerare che la paziente con amenorrea secondaria è spesso in conflitto con la propria femminilità e lato materno e che potrebbe avere dei problemi a livello di coppia e di sessualità, visto che si assiste ad un abbassamento della libido in questa situazione patologica. 

Dal lato nutrizionale, sarà necessario migliorare il rapporto con il cibo, cercando di raggiungere il cosiddetto “peso di equilibrio”, un’omeostasi ponderale, con una sufficiente percentuale di massa grassa (come riferimento circa 20-21% su almeno 47 Kg).

Le donne che soffrono di amenorrea ipotalamica, non devono assolutamente avere un decremento ponderale, nemmeno in condizioni di leggero sovrappeso, almeno fino a quando il ciclo mestruale non si sarà sbloccato  (diverso è il discorso per chi è in amenorrea da Sindrome dell’Ovaio Policistico, dove l’eccesso di peso potrebbe, addirittura, essere la causa stessa del blocco mestruale).

Riassumendo: piano normocalorico, quindi NON ipocalorico, con attenzione all’assunzione del giusto apporto di carboidrati (devono fornire circa il 55% dell’energia giornaliera), al fine di garantire il ripristino del ciclo mestruale.

Altra raccomandazione fondamentale: sufficiente apporto di proteine e grassi. Le proteine sono essenziali al fine di indurre la produzione degli ormoni ipofisari e ipotalamici, e per svolgere questo lavoro al meglio, devono essere predilette quelle ad elevato valore biologico, quindi derivanti da fonti animali come le uova, il pesce, la carne. Questo garantirà anche un sufficiente apporto di vitamina B12, zinco e ferro. Da limitare, invece, sono le proteine vegetali (legumi, tofu, tempeh…), sia per la loro minore qualità amminoacidica, che è causa di un insufficiente stimolo ipotalamico e gonadico, che per gli antinutrienti che inibiscono l’assorbimento di alcuni minerali e vitamine.

Assicurare un buon apporto di grassi, oltretutto, è la terapia più semplice allo scopo di agevolare la produzione di ormoni sessuali e ristabilire il ciclo mestruale: si può affermare che essi siano i veri responsabili della reversibilità dell’amenorrea. Circa il 30% delle calorie giornaliere assunte dovranno provenire, quindi, da grassi preferibilmente monoinsaturi e polinsaturi, come l’olio extravergine di oliva, la frutta secca, l’avocado e il pesce. Ma in questa condizione, è importante anche consumare i grassi saturi (soprattutto quelli a media catena), poiché sono quelli che forniscono il maggiore stimolo alla produzione ormonale. Via libera quindi al tuorlo d’uovo, carne e olio di cocco. Infine, pure il temutissimo colesterolo è fondamentale venga ingerito, in quanto rappresenta la struttura di partenza da cui vengono “costruiti” gli ormoni sessuali!

È bene ricordare che non esistono alimenti “vietati”, anzi, una dieta equilibrata mira ad ampliare la gamma di alimenti e non a restringerla! La paziente dovrà accettare e consumare alimenti che prima considerava tabù e poco salutari (come carboidrati o grassi), cercando di comprendere che un’alimentazione sana non deve essere fonte di ossessive privazioni. La dieta non deve rappresentare una fonte di stress o ansia, poiché questo alimenterebbe il circolo vizioso di cui si è parlato in precedenza, con conseguente scomparsa del ciclo (ecco perché è utile affiancare al percorso nutrizionale una terapia di tipo cognitivo-comportamentale).

E l’attività fisica?

L’attività fisica potrebbe rappresentare la causa primaria o la concausa della patologia, per questo motivo e per un certo periodo deve essere interrotta, poiché, altrimenti, si rischierebbe di incorrere nel prolungamento dell’amenorrea per più tempo. Lo stop sportivo risulta maggiormente importante per chi svolge attività fisica a livello agonistico. Solo così la problematica verrà risolta in un lasso di tempo ragionevole, dopodiché, gradualmente, si potrà ricominciare con un’attività fisica moderata.

Attenzione! Purtroppo, non è assicurato il ritorno del ciclo una volta aver raggiunto un buon equilibrio alimentare ed un corretto peso corporeo. Come già detto, la strategia fondamentale da seguire è quella di lavorare sui fattori di stress nel loro complesso, quindi, anche e soprattutto, su come viene percepita la dieta, il proprio corpo e il proprio percorso. Qualora tutto ciò non dovesse essere sufficiente, ben venga ricorrere a dei cicli ormonali per “rimettere in moto l’ingranaggio”, così come all’agopuntura o alla fitoterapia che, in alcune pazienti, risultano essere molto funzionali.

Bibliografia


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AUTORE: Angelica Rossi Freelance e Biologa Scienze Salute e Benessere

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