Angelica Rossi Freelance Medical Nutrizione

IL RUOLO DELL’ ALIMENTAZIONE NELLA MALATTIA DI PARKINSON

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge principalmente funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.

Si trova al secondo posto dopo la malattia di Alzheimer tra i disturbi neurodegenerativi più comuni, sebbene le cause non siano ancora note. Sembra che molteplici elementi possano concorrere al suo sviluppo. Tra questi, fattori genetici e ambientali, ma anche un fattore biologico età-dipendente è certamente determinante per il sopraggiungere della malattia, che compare generalmente in età avanzata (dai 65 in su). 

Questa malattia si manifesta quando la produzione di dopamina nel cervello cala consistentemente, problema dovuto alla degenerazione dei neuroni dopaminergici in un’area chiamata Sostanza Nera. Inoltre, si osserva un progressivo e anormale accumulo di una proteina (alfa-sinucleina) nei cosiddetti corpi di Lewy. La compromissione motoria, caratterizzata da tremore a riposo, rigidità muscolare e instabilità posturale, è stata a lungo riconosciuta come segno distintivo della malattia di Parkinson. Tuttavia, le caratteristiche cliniche della patologia includono anche sintomi non motori, tra cui disfunzioni olfattive e sensoriali, dolore e disturbi gastrointestinali. Questi ultimi sono stati considerati preziosi per la diagnosi precoce del Parkinson perché possono manifestarsi anni prima dell’inizio dei sintomi motori.

Esiste una dieta per questa malattia? L’alimentazione può rappresentare una strategia terapeutica?

Nella malattia di Parkinson, l’importanza della dieta, non intesa come sacrificio o privazione ma come un regime alimentare atto a mantenere un soddisfacente stato di salute, è ormai nota: in presenza di malattie croniche un programma dietetico diventa fondamentale per il benessere dell’individuo.

Una significativa percentuale di pazienti affetti da MdP presenta alterazioni dello stato nutrizionale e spesso si osservano modificazioni del peso corporeo. Nelle prime fasi della malattia si può riscontrare un aumento di peso, che in alcuni casi può provocare quadri di sovrappeso o addirittura obesità. Ciò si verifica principalmente per una riduzione dell’attività fisica (sia intesa come pratica sportiva sia come spostamenti quotidiani) e/o per effetto di alcuni farmaci, in particolare i dopamino-agonisti, che possono provocare fame compulsiva, anche notturna, con conseguente iperfagia, iperglicemia e dislipidemia.

Al contrario, nelle fasi più avanzate della malattia si possono osservare cali ponderali anche importanti. Ciò è dovuto ad una combinazione di diversi fattori, quali la perdita dell’appetito, il rallentamento gastrico indotto dalla terapia farmacologica, la difficoltà a deglutire (disfagia) o semplicemente l’aumento delle richieste energetiche dovuto ai movimenti involontari (fluttuazioni motorie o discinesie).  La stipsi rappresenta un’ulteriore complicanza comunemente associata alla malattia, consequenziale sia alla diminuzione della motilità intestinale sia all’effetto dei farmaci.

Una corretta alimentazione nella Malattia di Parkinson è parte integrante della terapia ed è indispensabile al fine di migliorare lo stato di nutrizione e il benessere psicofisico dei pazienti. 

È importante che, per un paziente con Parkinson, si riduca il più possibile il rischio di malattie metaboliche, cardiovascolari e osteoarticolari. Inoltre, il dosaggio di molti dei farmaci per il trattamento della MdP, in particolare la levodopa, è influenzato dal peso corporeo. È fondamentale, quindi, imparare ad impostare correttamente la propria alimentazione: un valido aiuto è costituito dalla piramide alimentare. 

Le persone con Malattia di Parkinson necessitano di una particolare alimentazione per aumentare l’efficacia della terapia con Levodopa.

La necessità di una dieta particolare, per i pazienti malati di Parkinson in terapia con levodopa, è emersa dalla consapevolezza che i pasti possono interferire con l’efficacia del trattamento farmacologico. La levodopa è un amminoacido neutro, che per essere assorbito, cioè passare dall’intestino al sangue e da questo al cervello, utilizza un trasporto attivo con consumo d’energia. Tutti gli aminoacidi, provenienti dalle proteine ingerite con il pasto, competono per i trasportatori specifici della levodopa a livello intestinale, rendendoli meno disponibili. Bisogna inoltre considerare che numerosi elementi, ad esempio i grassi alimentari, le fibre ed alcuni farmaci, tendono a inibire lo svuotamento gastrico, il che determina una maggior esposizione della levodopa agli enzimi che degradano il farmaco, rendendolo quindi meno disponibile all’assorbimento intestinale, e riducendo di conseguenza l’effetto della terapia. La degradazione è tanto maggiore quanto più a lungo la levodopa permane nello stomaco. Si possono ridurre i tempi di permanenza prestando attenzione agli alimenti assunti: molti studi scientifici hanno evidenziato che sono soprattutto i pasti ricchi di proteine a ritardare l’assorbimento della levodopa. Si tratta quindi di ripartire nel modo migliore i macronutrienti nell’arco della giornata alimentare, con spostamento delle proteine nella seconda parte della giornata, per favorire la stabilità terapeutica e, al contempo, il corretto apporto proteico: la quantità totale di proteine non deve essere inferiore a 0.8 g/kg di peso corporeo, ideale per evitare stati carenziali e malnutrizione (considerando che gli alimenti proteici sono generalmente anche ricchi di ferro e calcio). È quindi sempre necessario verificare la copertura dei fabbisogni e, se necessario, ricorrere all’utilizzo di integratori.

Quindi, per gestire una corretta alimentazione nel paziente affetto da Malattia di Parkinson, è opportuno affidarsi a neurologi e a nutrizionisti con esperienza specifica in questo settore. L’intensità dell’intervento nutrizionale deve essere conseguente e proporzionale alla valutazione dello stato di nutrizione del paziente. 

Un’alimentazione equilibrata prevede l’assunzione di 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e due spuntini a metà mattina e metà pomeriggio, con una composizione energetica ideale così distribuita: la maggior parte dell’energia (55-58%) dovrebbe provenire dai carboidrati (cereali e loro derivati, patate), una quota del 25-30% dai grassi e il 12-15 % dalle proteine.

L’energia (intesa come calorie) assunta nella giornata, dovrebbe essere suddivisa come schematicamente rappresentato nella seguente figura:

Esempio di giornata alimentare:

Colazione

  • Tè o caffè o tisana.
  • Fette biscottate o biscotti secchi o pane o grissini o cereali.
  • Zucchero o marmellata o miele (non concessi ai diabetici).
  • Il latte è sconsigliato perché essendo un alimento proteico potrebbe ridurre l’efficacia della terapia con levodopa

Pranzo

  • Primo piatto condito con sughi semplici
  • Contorno di verdura cruda e/o cotta
  • Pane
  • Frutta

Cena

  • Primo piatto asciutto o in brodo (facoltativo)
  • Secondo piatto deve essere sempre consumato per soddisfare il fabbisogno proteico giornaliero, variando le scelte per rispettare le frequenze settimanali di carne, pesce, uova, formaggi, affettati, legumi
  • Contorno di verdura cruda e/o cotta
  • Pane

Spuntini a base di frutta fresca. 

Si consiglia di bere almeno 1,5 litri d’acqua al dì, quantità che va aumentata in caso di sudorazione profusa e nei periodi caldi dell’anno.

È comunque buona regola controllare il peso corporeo circa una volta la settimana per verificare di non perdere peso.

In ultimo, recenti studi stanno cercando di esplorare se una corretta alimentazione possa contribuire all’abbassamento della probabilità di sviluppare Malattia di Parkinson o alla modificazione della sua progressione. Il consumo di tè verde, caffè, mirtilli e altri alimenti caratterizzati da un’azione antiossidante, così come la ridotta assunzione dei latticini, sembrano essere associati a una più bassa probabilità di sviluppare il Parkinson. Tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche riguardo alla possibilità che questi alimenti possano essere anche in grado di rallentarne il decorso.

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Sitografia


http://www.parkinsonitalia.it/diete-personalizzate/

http://www.parkinsonpiemonte.it/it/educational/vivere-con-il-parkinson/item/83-dieta-e-malattia-di-parkinson

https://www.educazionenutrizionale.granapadano.it/it/dieta-patologie/schede-sullalimentazione-per-patologie—adulti/dieta-per-parkinson/

https://www.fondazionelimpe.it/osservatorio-nazionale-parkinson-alimentazione

https://www.parkinson.it/alimentazione.html

https://www.parkinsongiovani.com/blog/fisioterapia-e-benessere/alimentazione

AUTORE: Angelica Rossi Freelance e Biologa di Scienze Salute e Benessere

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