Angelica Rossi Freelance Medical Nutrizione

IN CHE MODO POSSIAMO ASSOCIARE L’ALIMENTAZIONE AL MORBO DI ALZHEIMER ?

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo. È la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei paesi sviluppati: si stima colpisca circa il 5% degli individui al di sopra dei 65 anni e circa il 20% degli ultra-85enni (spesso viene erroneamente definita come “demenza senile”), tuttavia in diversi casi può manifestarsi un esordio precoce intorno ai cinquant’anni. È caratterizzata da un processo degenerativo che progressivamente distrugge le cellule del cervello, causando un deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive (memoria, ragionamento e linguaggio), fino a compromettere l’autonomia e la capacità di compiere le normali attività giornaliere. 

Nel 99% dei casi si manifesta in modo “sporadico”, ovvero in persone che non hanno una chiara familiarità con la patologia. La causa all’origine dell’Alzheimer sembrerebbe essere legata all’alterazione del metabolismo di una proteina, precursore della beta amiloide (detta APP) che, per ragioni ancora sconosciute, ad un certo punto inizia a venire metabolizzata in modo alterato, portando alla formazione di una sostanza neurotossica – la beta amiloide – che si accumula lentamente nel cervello determinando morte neuronale progressiva.

Al momento non esiste una terapia definitiva per questa patologia, pertanto risulta fondamentale adottare tutti quei comportamenti che possono prevenirla o rallentarne il decorso.

Alimentazione come prevenzione del decadimento cognitivo

Purtroppo, avendo a che fare con una patologia multifattoriale, la sola alimentazione non può evitarne la comparsa. Tuttavia, al momento possiamo dire che, al fine di prevenire il decadimento cognitivo e preservare le funzioni del nostro cervello, è bene attenersi ad alcune indicazioni nutrizionali e comportamentali.

Numerosi studi di natura osservazionale suggeriscono che l’adozione di modelli alimentari ricchi di vegetali, come la dieta mediterranea, possa rappresentare una strategia efficace per prevenire il declino cognitivo senile. Non è tuttavia chiaro quali componenti degli alimenti vegetali siano responsabili di questo effetto. 

Alla dieta mediterranea, caratterizzata da un ricco apporto di frutta, verdura, legumi, cereali, olio di oliva e pesce, ed un moderato consumo di alcol, carne e formaggi, è stato attribuito un effetto protettivo nei confronti di diverse condizioni patologiche (ipertensione, coronaropatie, dislipidemia, diabete, obesità e alcune forme tumorali) e una riduzione della mortalità rispetto a coloro che seguono altri regimi dietetici. In particolare, un gruppo di ricercatori del Columbia University Medical Centre aveva dimostrato come l’adesione a uno stile alimentare “Mediterraneo” aiutasse i soggetti sani a scongiurare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Secondo uno studio successivo condotto dallo stesso team, la dieta mediterranea aiuterebbe addirittura gli individui colpiti dall’Alzheimer a vivere più a lungo.

Una recente “umbrella review”, realizzata da autori tedeschi, ha valutato le metanalisi e le rassegne sistematiche reperibili in letteratura sulla correlazione tra stile alimentare e declino cognitivo, arrivando alla conclusione che l’adesione alla dieta mediterranea si associa a una riduzione significativa del rischio di declino cognitivo, stimabile attorno al 17%, e che raggiunge il 37% per il rischio di demenza di Alzheimer.In aggiunta, gli autori hanno identificato un’associazione tra consumo di pesce e riduzione del 28% del rischio di demenza di Alzheimer.

Esistono ormai numerose evidenze che l’esercizio fisico regolare, associato ad un’alimentazione corretta, contribuisce a prevenire il declino cognitivo che spesso si associa all’invecchiamento. I risultati di alcuni studi suggeriscono inoltre che lo stile di vita possa essere determinante anche nella riduzione del rischio delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer. In uno studio di coorte americano sono stati valutati periodicamente, per un periodo medio di 14 anni, circa 1900 soggetti anziani, non affetti da demenza all’inizio dello studio e suddivisi in gruppi in funzione del grado di attività fisica praticata e/o delle abitudini alimentari. I risultati dell’analisi indicano che sia un livello elevato di attività fisica che di aderenza alla dieta mediterranea riducono il rischio di sviluppare Alzheimer rispetto ad uno stile di vita sedentario e ad uno stile alimentare lontano da quello mediterraneo, con una riduzione del Rischio Relativo del 37% e del 40%, rispettivamente.

Ritardare di soli 5 anni l’insorgenza di Alzheimer, malattia devastante e in rapida crescita nel mondo, permetterebbe di dimezzarne la prevalenza. Un intervento diretto alla neuroprotezione, più in generale, avrebbe un impatto positivo anche sul declino cognitivo fisiologico correlato all’età, e poiché i cereali integrali, la frutta secca con guscio e i legumi sono presenti (a prezzi accessibili) in tutto il mondo, la promozione di stili alimentari neuroprotettivi potrebbe risultare non solo benefica, ma anche relativamente semplice da implementare. 

Alimentazione e qualità della vita

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nella persona che soffre di Alzheimer; permette infatti di preservare uno stato di salute ottimale nonostante la demenza spesso induca una malnutrizione. I disturbi mnemonici e cognitivi, la difficoltà nell’eseguire gesti abituali ed eventuali alterazioni del gusto e dell’olfatto o del centro che regola fame e sazietà possono infatti compromettere la capacità di alimentarsi in modo equilibrato e corretto.

Occuparsi dell’alimentazione del malato è fondamentale per cercare di prevenire altri disturbi dovuti a scorretti regimi alimentari che si sovrapporrebbero ad una difficile gestione della malattia. Esistono due situazioni, entrambe sbagliate, che possono verificarsi nel paziente con Alzheimer: o un’alimentazione smisurata e disordinata, che col tempo porta ad obesità, oppure dall’altra parte un’alimentazione carente, perché si dimentica di mangiare o lo fa selezionando alcuni cibi ed escludendone altri, il che può portare a rapido dimagrimento, con riduzione di massa muscolare, fenomeno di per sé già in atto negli anziani. La prima situazione si potrebbe evitare ricorrendo a spuntini non troppo calorici, tenendo il cibo lontano dalla vista e limitando le porzioni nel piatto. Nel secondo caso invece, potrebbe essere utile compilare un diario alimentare per tenere sotto controllo gli introiti ed assumere cibi con elevato valore nutritivo ed energetico.

Quali sono quindi le raccomandazioni generali quando si parla di alimentazione nel malato di Alzheimer?

Sicuramente bisognerà seguire una dieta equilibrata, rispettando la frequenza giornaliera e settimanale degli alimenti fondamentali, ed assumendo una adeguata quantità di liquidi. In particolare, è opportuno assumere giornalmente vitamina E, potente antiossidante che possiamo trovare ad esempio nelle noci, mandorle, nocciole o altri semi oleaginosi, così come nell’olio extravergine di oliva.

È importante rispettare i momenti destinati all’alimentazione, assistere il malato nel momento del pasto, renderlo piacevole rispettando le abitudini di orario e di ambiente, prestando attenzione alla tipologia e alla presentazione dei cibi, preferibilmente già tagliati a pezzetti e con una temperatura adeguata, perché chi ha l’Alzheimer potrebbe non essere in grado di distinguere se un alimento è troppo caldo. Incoraggiare a mangiare senza ausilio, semplicemente suggerendo indicazioni quali “mastica”, “deglutisci”, “bevi” e ricordando di mangiare lentamente.

Infine, è importante svolgere attività fisica di tipo aerobico (almeno 150 minuti a settimana) e mantenere la mente allenata dedicandosi a giochi di ragionamento come cruciverba, Sudoku e via dicendo.

Bibliografia


– Barbaresko, Janett, et al. “Dietary Factors and Neurodegenerative Disorders: An Umbrella Review of Meta-Analyses of Prospective Studies.” Advances in Nutrition 11.5 (2020): 1161-1173.


– Changzheng et al. “Dietary carotenoids related to risk of incident Alzheimer dementia (AD) and brain AD neuropathology: a community-based cohort of older adults”, The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 113, Issue 1, January 2021, Pages 200–208 



– Scarmeas, Nikolaos, et al. “Mediterranean diet and Alzheimer disease mortality.” Neurology 69.11 (2007): 1084-1093.


– Scarmeas, Nikolaos, et al. “Physical activity, diet, and risk of Alzheimer disease.” Jama 302.6 (2009): 627-637.


– Wengreen et al. “Prospective study of Dietary Approaches to Stop Hypertension- and Mediterranean-style dietary patterns and age-related cognitive change: the Cache County Study on Memory, Health and Aging.” Am J Clin Nutr. (2013) Nov;98(5):1263-71. 

Sitografia


https://www.educazionenutrizionale.granapadano.it/it/over-anta/alimentazione/alimentazione-e-alzheimer/


https://www.humanitas.it/malattie/alzheimer/

AUTORE: Angelica Rossi Freelance e Nutrizionista di Scienze Salute e Benessere

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