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APPROCCIO NUTRIZIONALE LEGATO AL TRATTAMENTO DELLA SARCOPENIA

Precedentemente descritta da Evans e Campbell, nel 1988 il dottor Irwin Rosenberg propose per la prima volta il nome “sarcopenia” – dal greco “sarx” (carne) e “penia” (perdita) – per definire una condizione di variazione della composizione corporea correlata all’età.

La sarcopenia è un fenomeno fisiologico che generalmente inizia attorno ai 50 anni. 

La prevalenza nella popolazione tra i 60-70 anni è pari al 5-13% ma aumenta fino al 11-50% nei soggetti con un’età superiore agli 80 anni.

L’EWGSOP suggerisce una stadiazione della malattia in “presarcopenia”, “sarcopenia” e “sarcopenia grave” come riportato in Tabella .

Nella maggior parte dei pazienti anziani, l’insorgenza della sarcopenia è multi-fattoriale.

A partire già dai 40 anni, si assiste ad una perdita progressiva di massa muscolare pari a circa lo 0,5-2% per anno e quando questa scende al di sotto del limite di 10,75 kg/m² nell’uomo e di 6,75 kg/m² nella donna si vengono a creare quelle condizioni tipiche della sarcopenia primaria. 

I fattori associati alla progressione della sarcopenia primaria verso il quadro di sarcopenia secondaria includono fattori neurologici legati alla perdita di motoneuroni, alterazioni endocrine derivanti dalla diminuzione o perdita dell’espressione ormonale (come testosterone o ormone della crescita), perdita di unità motorie muscolari e, infine, cambiamenti nutrizionali e di stile di vita legati all’adozione di abitudini sedentarie.

In effetti, circa il 40% dei soggetti con età superiore a 70 anni non assume il quantitativo proteico raccomandato.

Diagnosi di Sarcopenia

Nel 2010, il gruppo di lavoro europeo sulla sarcopenia nelle persone anziane (European Working Group on Sarcopenia in Older People, EWGSOP) descrive la sarcopenia come una sindrome caratterizzata da perdita progressiva e generalizzata della massa e della forza dei muscoli scheletrici con rischio di esiti avversi come disabilità fisica, scarsa qualità della vita e morte.

Nel 2019, l’EWGSOP 2 aggiorna i criteri per la diagnosi di sarcopenia alla luce dei nuovi studi presenti in Letteratura. Nell’ultima revisione, la forza muscolare riveste un ruolo primario nel prevedere gli esiti avversi rispetto alla massa.

Le Tabelle 2 e 3 rappresentano i criteri definiti per la diagnosi di sarcopenia nel 2010 e nel 2019.

Inoltre, EWGSOP2 ha elaborato un algoritmo (FACS Find-Assess-Confirm-Severity), rappresentato nella Figura 1, per diagnosticare i casi di sarcopenia nella pratica clinica. 

Il primo step previsto è la valutazione dei segni clinici insieme alla somministrazione del questionario SARC-F (Figura 2): esso intende indagare, attraverso 5 domande, forza muscolare, necessità di assistenza nella deambulazione, difficoltà nell’alzarsi da una sedia, difficoltà nel salire le scale e numero di cadute nell’ultimo anno. Ad ogni items viene assegnato un valore da 0 a 2, per un punteggio massimo di 10; valori SARC-F ≥ 4 sono associati a una limitazione nelle attività fisiche e predittivi di un rischio elevato di eventi avversi.

Trattamento nutrizionale della Sarcopenia

Nel 2010, la Society for Sarcopenia, Cachexia, and Wasting Disease ha elaborato raccomandazioni nutrizionali specifiche per la prevenzione, la gestione ed il trattamento della sarcopenia.

L’intervento nutrizionale deve fornire un adeguato apporto calorico e di nutrienti, tenendo conto di età, sesso, profilo metabolico, stato di salute, livello di attività fisica e terapie concomitanti. Deve essere prolungato per un tempo sufficiente ad avere un impatto sulla salute del muscolo.

Proteine ed Amminoacidi specifici 

Il metabolismo delle proteine muscolari è fortementedipendente dall’apporto di proteine e amminoacidi di origine alimentare. 

I dati epidemiologici indicano che il 32-41% delle donne e il 22-38% degli uomini di età superiore a 50 anni consuma un quantitativo minore di proteine rispetto a quello raccomandato. 

La maggior parte dei ricercatori concorda sul fatto che gli anziani dovrebbero essere incoraggiati ad assumere 1- 1,5g/kg/die di proteine attraverso il consumo di una porzione moderata (25-30 g) di fonti proteiche di alta qualità ad ogni pasto al fine di garantire una maggiore risposta anabolica nelle 24 ore.

La cinetica di assorbimento delle proteine alimentari a livello intestinale influenza la sintesi di proteine muscolari postprandiali. Questa osservazione ha condotto allo sviluppo del concetto di proteina “veloce” e “lenta” sulla base della differente cinetica di digestione ed assorbimento.

Negli anziani, le proteine rapidamente assorbite (ad esempio, le proteine del siero del latte), stimolano la sintesi proteica postprandiale in modo più efficiente rispetto a quelle a lento assorbimento (ad esempio, caseina del latte). 

Inoltre, gli amminoacidi essenziali (EAA) sono riconosciuti come principali regolatori del turnover delle proteine muscolari.

Sebbene il muscolo, con l’invecchiamento, mostri una risposta anabolizzante ridotta a basse dosi di EAA (ad esempio, 7 g), dosi più elevate (ad esempio, 10-15 g, con almeno 3 g di leucina) sono in grado di superare tale resistenza anabolica. 

Fra gli EAA, gli aminoacidi a catena ramificata (branch chain aminoacids, BCAA) sono metabolizzati solo nel muscolo scheletrico, poiché l’enzima BCAA amino-transferasi non è presente nel fegato (sito in cui sono presenti in concentrazioni massime gli enzimi che metabolizzano tutti gli altri amminoacidi). 

A riposo, BCAA, ed in particolare la leucina, hanno effetto anabolico attraverso una maggiore sintesi proteica e/o un tasso ridotto di degradazione proteica, determinando un bilancio proteico muscolare netto positivo.

Vitamina D

La vitamina D è un ormone generato dalla fotolisi del 7-deidrocolesterolo della cute attraverso i raggi UV o ottenuto dalla dieta. 

Dal 40 al 100% degli anziani statunitensi ed europei mostrano una carenza di vitamina D, e la situazione è ancora più drammatica per gli anziani istituzionalizzati.

Infatti, i livelli sierici di vitamina D diminuiscono con l’invecchiamento a causa dell’assunzione alimentare inadeguata, della ridotta esposizione al sole e della ridotta conversione renale della vitamina D in forma attiva. 

Bassi livelli di vitamina D sono correlati ad una minore forza muscolare, maggiore instabilità corporea, cadute e disabilità, sia in uomini che donne anziani.

È attualmente raccomando di misurare i livelli sierici di 25-idrossi Vitamina D in tutti i pazienti sarcopenici e prescrivere integratori di vitamina D ai soggetti con valori inferiori a 30 ng/mL.

Le fonti dietetiche più ricche vitamina D3 (colecalciferolo) includono pesci grassi (ad esempio salmone, sgombro e aringhe), oli di fegato di merluzzo bianco, tonno, uova, fegato. Gli alimenti fortificati con vitamina D come latte, pane, alcuni yogurt e formaggi sono ampiamente disponibili negli Stati Uniti, e alcune margarine, cereali e latte in Europa. 

Apporto di Calcio

L’introito medio giornaliero di calcio nella popolazione italiana risulta insufficiente, specie in età senile. Il fabbisogno quotidiano di calcio degli anziani è rappresentato nella Tabella 4.

È preferibile correggere la carenza di calcio attraverso un approccio alimentare adeguato attraverso l’aumento dell’assunzione di latte, yogurt, formaggi, legumi secchi, pesce, molluschi, verdure a foglia verde scuro. 

Quando questo approccio non permette di raggiungere il fabbisogno giornaliero di calcio, allora si può prevedere un’integrazione: le dosi consigliabili di supplementi vanno commisurate al grado di carenza alimentare (in genere comunque non sono opportune dose superiori ai 500- 600 mg/die). 

Attività fisica

È stato dimostrato in uomini e donne di età compresa tra 72 – 98 anni, un netto guadagno di forza muscolare quando l’attività fisica aerobica regolare 3 volte la settimana si associava alla supplementazione alimentare.

I programmi di allenamento con i pesi riducono di oltre il 30% il rischio di cadute, come dimostrato in studi a lungo termine (2 anni).

Le indicazioni del PROT-AGE Study Group raccomandano di praticare esercizi di endurance per 30 minuti al giorno, oppure per tempi e modalità che siano personalizzati e sicuri. Inserire un progressivo training di resistenza con sessioni da 10 a 15 minuti o più, da effettuare 2-3 volte alla settimana, sembra efficace nel rallentare la perdita muscolare.

Referenza


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AUTORE: Miriana Sanzo Freelance e Biologa di Scienze Salute e Benessere

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