Angelica Rossi Freelance Medical Nutrizione

CONOSCERE E PREVENIRE LE ANEMIE ALIMENTARI

Anemia è una condizione in cui c’è una riduzione al di sotto dei valori normali di:

  • Concentrazione di emoglobina circolante;
  • Numero di globuli rossi;
  • Ematocrito

i cui valori di riferimento sono mostrati in Tabella 1.

Come si può notare, i valori di riferimento sono più bassi per le donne rispetto agli uomini, questo perché la donna, avendo in genere meno tessuto muscolare rispetto all’uomo, avrà necessità minori.

Esistono più forme di questo disturbo, ciascuna causata da fattori diversi. Anche la sua gravità può variare molto. L’anemia può essere inizialmente asintomatica, ma l’aggravarsi del problema porta alla comparsa di sintomi come stanchezza, pallore, battiti cardiaci irregolari o accelerati, affanno respiratorio, dolori al petto, vertigini, problemi cognitivi, mani e piedi freddi e mal di testa.

Livelli bassi di globuli rossi possono essere associati a problemi nella loro produzione (come nel caso dell’anemia aplastica) o nella loro degradazione (anemie emolitiche), a emorragie, a difetti genetici (come l’anemia falciforme e le talassemie) o ad altre malattie (dall’artrite reumatoide alla leucemia).

Altre tipologie di anemia sono quelle alimentari, associate a carenze vitaminiche oppure di ferro. In generale, è più esposto chi soffre di disturbi intestinali (celiachia inclusa), di flussi mestruali troppo abbondanti o di malattie croniche come insufficienza epatica o renale. Inoltre, durante la gravidanza è più facile andare incontro a un’anemia da carenza di ferro.

Nel 50% dei casi le anemie sono dovute a carenze nutrizionali. La più comune in assoluto è l’anemia da carenza di ferro, o anemia sideropenica (dal latino sìderos = ferro e penìa = povertà), caratterizzata da una ridotta produzione di globuli rossi, che risultano piccoli e pallidi, dovuta a deficit di ferro, elemento indispensabile per la vita. È la forma di anemia più frequente in età pediatrica e in adolescenza, ma ne possono essere colpiti anche gli adulti, con sintomi come debolezza, fiato corto, vertigini e pallore. Questi sono dovuti al fatto che, in carenza di ferro, la produzione di emoglobina (che trasporta l’ossigeno) è insufficiente e ciò determina una scarsa ossigenazione dei tessuti, quali muscoli, cute, cervello ecc.

Svariate possono essere le cause della mancanza di ferro: per esempio la perdita di sangue dovuta a emorragie, gravidanza e allattamento in cui aumenta il fabbisogno, uno scarso apporto con l’alimentazione o uno scarso assorbimento intestinale, che può essere anche provocato da alcuni tipi di interventi chirurgici.

La Tabella 2 mostra gli apporti quotidiani di ferro in grado di soddisfare il fabbisogno della maggior parte della popolazione sana, suddivisi per sesso e classe d’età.

Secondo l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), nella popolazione femminile europea l’apporto quotidiano di ferro risulta in media inferiore a quanto raccomandato, specie nelle donne in età fertile: una recente review ha messo in luce che tra il 61% e il 97% delle europee in questa fascia d’età non raggiunge i 15 mg di ferro giornalieri. Gli apporti inferiori, tra 7,6 e 9,9 mg/die, si sono rilevati in Italia, insieme a Belgio, Danimarca, UK, Svizzera e altri Paesi.

La prevenzione è molto importante per evitare l’anemia sideropenica. Bisogna seguire un’alimentazione varia, che includa alimenti ricchi di ferro come carne rossa, carne di maiale, verdure a foglia verde, frutta secca, pollo, frutti di mare, fagioli. A questi alimenti si possono affiancare cibi con alto contenuto di vitamina C che migliorano l’assorbimento di ferro. Difatti, è importante non solo che la dieta comprenda alimenti ricchi di questo minerale, ma anche che esso sia effettivamente biodisponibile, e cioè facilmente assorbibile ed utilizzabile dall’organismo. La biodisponibilità del ferro (la possibilità che possa essere adeguatamente assorbito ed entrare nell’organismo) dipende dalle forme chimiche in cui è contenuto negli alimenti, distinte tra forma “eme” (organica) e “non eme” (inorganica): l’assorbimento della prima (20-40%), che è mediata da siti altamente specifici presenti nella mucosa intestinale, è nettamente più efficiente rispetto a quella della seconda (circa 5-10%). L’assorbimento del ferro non eme, infatti, è estremamente variabile, ed influenzato da molti fattori, tra cui lo stato chimico (il ferro definito “ferroso”, o Fe2+ è assorbito meglio del ferro definito invece “ferrico”, o Fe3+), l’interazione con gli altri alimenti e la regolazione inibitoria a livello della mucosa intestinale modulata dall’epcidina, ormone che ne regola l’omeostasi.

Il ferro emico è presente soprattutto nelle carni di maiale manzo e vitello, ma anche nelle carni ovine, nel pollame e in pesci, molluschi e crostacei; la forma non emica prevale nei formaggi, nel tuorlo d’uovo, nei prodotti cerealicoli, nella farina di soia, nei legumi, nelle verdure a foglia verde scuro, nella frutta oleaginosa (anacardi) e disidratata (fichi e albicocche secchi) e nel vino (in quanto presente nella materia prima).

Come già anticipato, alcuni fattori alimentari possono favorire o ostacolare l’assorbimento del ferro se sono entrambi assunti nello stesso pasto. Il cacao, ad esempio, contiene quantità rilevanti di ferro, ma anche di polifenoli e fitati che ne possono inibire l’assorbimento e quindi la biodisponibilità. Al contrario, la vitamina C (acido ascorbico) è il principale promotore dell’assorbimento del ferro, grazie alla formazione, con il ferro non eme, di un complesso solubile.

Essa agisce in modo dose-dipendente sull’assorbimento del ferro presente in un pasto. Dunque il consiglio ad esempio è di preparare pasta e broccoletti, condendo la verdura con il limone, la macedonia con succo di limone/arancia.

In generale, l’assorbimento del ferro è influenzato positivamente da tutti gli alimenti che, stimolando le secrezioni dello stomaco, contribuiscono a mantenere elevata l’acidità dell’ambiente digestivo. Anche la vitamina A, il complesso B, il rame e la cisteina sono in grado di far assorbire di 2 o 3 volte in più il ferro non eme presente nella verdura.

Anemia da carenze vitaminiche

Si tratta di un deficit alimentare di folati e/o vitamina B12. Motivo comune di carenza di vitamina B12, in particolare negli anziani, è dato da un inadeguato assorbimento, legato anche ad una inefficace masticazione che può essere causa di cattiva digestione e dunque ridotto assorbimento. Questo indirizza l’anziano verso cibi preferibilmente soffici, come quelli a base di carboidrati o formaggi molli, mentre altri alimenti come la carne ricca in ferro e i vegetali a foglia verde, che richiedono una maggiore capacità masticatoria, vengono evitate.

Deficit di acido folico sono imputabili ad una inadeguata assunzione di cibi freschi o cotture lunghe dei vegetali, ad inadeguato assorbimento, ad elevate richieste (gravidanza, allattamento, aumento del metabolismo) o ad aumentate escrezioni come durante la dialisi.

Per quanto riguarda la vitamina B12 e l’acido folico, occorre ricordare che la prima si trova solo negli alimenti di origine animale (attenzione per chi segue diete vegetariane o vegane!) mentre il secondo in prevalenza nel mondo vegetale. Queste vitamine sono sensibili al calore e durante la cottura oppure durante la conservazione o preparazione industriale, il loro contenuto può andare perso con una percentuale che varia dal 10% al 50%.

La dieta per l’anemia dovrà quindi ottemperare in maniera soddisfacente ai fabbisogni nutrizionali soggettivi, con particolare attenzione all’apporto di Ferro, Acido Folico e Vitamina B12. Ogni dieta andrà comunque studiata con un medico specialista o un nutrizionista, e nel caso accompagnata da una terapia farmacologica (impostata dietro prescrizione medica), che possa incrementare le scorte di questi micronutrienti.

Secondo i LARN le assunzioni raccomandate per la popolazione (PRI) sono:

Ferro: negli adulti maschi e nelle donne in menopausa 10 mg al giorno; nelle donne in età fertile 18 mg al giorno.

Vitamina B12: negli adulti 2.4 mg al giorno (2.6 mg nelle gravide e 2.8 mg in corso di allattamento).

Acido folico: negli adulti 400 mg (che salgono a 600 mg nelle donne gravide e 500 mg nelle donne in allattamento).

Bibliografia

– EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA). Scientific opinion on dietary reference values for iron. EFSA J. 2015;13:4254.

– Lisa M. Haider, Lukas Schwingshackl, Georg Hoffmann & Cem Ekmekcioglu (2018) The effect of vegetarian diets on iron status in adults: A systematic review and meta-analysis, Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 58:8, 1359-1374.

– Milman NT. A review of nutrients and compounds, which promote or inhibit intestinal iron absorption: making a platform for dietary measures that can reduce iron uptake in patients with genetic haemochromatosis. J Nutr Metab. 2020; 2020:ID7373498.

– Milman NT. Dietary iron intake in women of reproductive age in Europe: a review of 49 studies from 29 countries in the period 1993–2015. J Nutr Metab. 2019;2019:ID7631306.

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Sitografia


https://sinu.it/tabelle-larn-2014/

https://www.educazionenutrizionale.granapadano.it/it/dieta-patologie/schede-sullalimentazione-per-patologie—adulti/dieta-e-menu-per-anemia/

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/la-dieta-ferrea-vincere-lanemia

https://www.humanitas.it/malattie/anemia-da-carenza-di-ferro-o-anemia-sideropenica/

https://www.humanitas.it/malattie/anemia-da-carenza-di-vitamine/

AUTORE: Angelica Rossi Freelance e Biologa di Scienze Salute e Benessere

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