Chinesiologia Freelance Luca Messina Medical

TEORIE DELL’INVECCHIAMENTO

L’invecchiamento è un processo fisiologico che colpisce il corpo umano con l’avanzare dell’età, portando a dei cambiamenti interni ed esterni che, come sappiamo, sono influenzabili dallo stile di vita della persona e da fattori genetici. Nel corso del tempo sono state diverse le teorie riguardanti l’invecchiamento, in questo articolo ne vengono citate alcune.

L’invecchiamento è un processo multifattoriale molto complesso, ed è plausibile che gli eventi in grado di determinare l’invecchiamento della cellula possano sovrapporsi a diversi livelli: con il passare dell’età le modificazioni molecolari occorrenti portano ad alterazioni cellulari, che a loro volta, contribuiscono all’insufficienza del sistema e quindi alla senescenza dell’organo. Ecco perché, non esiste un solo modello in grado di spiegare un processo così complesso come l’invecchiamento, e le diverse teorie concorrono in modo integrato e complementare a determinare quali sono le diverse alterazioni morfologiche, anatomiche e funzionali legate all’invecchiamento. 

Ecco perché, sono diverse le teorie che si sono diffuse negli ultimi anni: la Teoria di Hayflick, la Teoria dei Radicali Liberi, la Teoria Evoluzionistica, la Teoria della regolazione genica la Teoria neuroendocrina e la Teoria della disfunzione mitocondriale, solo per citarne alcune.

Una delle Teorie che ha suscitato maggiore interesse in ambito scientifico, e che sembra in grado di spiegare a cosa è dovuto il processo di invecchiamento, associa il danno ossidativo alla progressiva perdita di funzionalità cellulare; i Radicali liberi, “una specie chimica con un elettrone spaiato nel loro orbitale più esterno, dotate di elevata reattività ed instabilità chimica”, hanno la capacità di reagire attraverso diverse molecole con cui vengono a contatto e dalle quali sottraggono o alle quali cedono un elettrone, nel tentativo di acquisire stabilità, producendo in tal modo altri radicali, secondo reazioni a catena. I Radicali liberi dell’Ossigeno (ROS) sono fisiologicamente prodotti dalle cellule ed includono una larga varietà di specie chimiche.

La Teoria dei radicali liberi consente, inoltre, di spiegare non soltanto i meccanismi molecolari che sono alla base dell’invecchiamento, ma anche diverse condizioni cliniche, sintomo di patologie, tra cui l’aterosclerosi e le malattie cardiovascolari in generale, ma anche la demenza, il diabete, l’artrite e l’osteoporosi.

A questa teoria si collega anche la più recente Teoria mitocondriale di Miquel (1986), secondo cui i mitocondri, che sono la sede del metabolismo ossidativo cellulare, controllerebbero la velocità d’invecchiamento cellulare, rappresentando gli elementi chiave nella formazione dei ROS ma anche i bersagli del danno causato dallo stress ossidativo. Lo stress ossidativo a livello mitocondriale andrebbe ad innescare un circolo vizioso, nel quale il mitocondrio stesso, a causa del danno indotto dai radicali liberi, produrrebbe ulteriori ROS, portando quindi ad una progressiva distruzione cellulare, e quindi all’invecchiamento. 

La figura sopra riportata si collega invece alla Teoria della regolazione genica, teoria che, come dice appunto il nome, spiega l’invecchiamento dell’essere umano partendo dalle modificazioni nell’espressione genica. Sebbene sia chiaro che molti geni vadano incontro a modificazioni dell’espressione con l’età, è stato visto come siano maggiori le influenze sui geni che promuovono la longevità, piuttosto che quelle sui geni che promuovono la senescenza. Recenti osservazioni hanno spiegato che con l’avanzare dell’età la variabilità genetica tende a declinare, ciò va in contrapposizione alla Teoria della regolazione genica, secondo cui, invece, con l’età c’è un incremento della variabilità genetica. Snoke et altri hanno dimostrato che la variabilità per mortalità e fertilità declina in età avanzata (Snoke MS, Promislow DE, 2003). 

Dopo diversi studi effettuati sugli animali, alcune osservazioni riguardanti l’uomo, attraverso alcuni studi su centenari e i loro parenti, hanno permesso di identificare un coinvolgimento genetico nella longevità. In uno studio sui centenari è stato visto che la longevità sembra essere l’effetto di fattori genetici, piuttosto che ambientali o socioeconomici. In particolare, Puca e altri supportano l‘ipotesi che la longevità estrema sia correlata ad una componente genetica, identificabile con geni promotori della longevità, posti su un locus del cromosoma (Puca AA, Daly MJ, Brewster SJ, Matise TC, Barrett J, SheaDrinkwater M, et altri, 2001).

La Teoria evoluzionistica, invece, ipotizza che l’invecchiamento possa essere dovuto ad una riduzione delle capacità di selezione naturale. Dato che l’evoluzione agisce in modo tale da ottimizzare le capacità riproduttive di una specie, la longevità è un tratto genetico che dovrebbe essere selezionato solo se è un beneficio della riproduzione: pertanto, la durata della vita sarebbe il risultato di pressioni selettive, che servono solo ad incrementare le capacità riproduttive con ampia flessibilità. Questa teoria fu formulata negli anni ’40, grazie agli studi su soggetti affetti dalla malattia di Huntigton, una malattia mortale. I soggetti affetti da questa patologia avevano in media tra i 30-40 anni, con conseguenza la possibilità che il soggetto affetto potesse riprodursi, e quindi la malattia non fosse soggetta alla selezione naturale: ciò ha portato alla Teoria dell’accumulo delle mutazioni di invecchiamento, che suggerisce come mutazioni dannose possano accumularsi nella popolazione e portare a malattie e senescenza. Ancora oggi, però, non vi sono evidenze sperimentali che supportino tale teoria. 

Ed infine, una teoria che ha indotto curiosità su questo tema, è la Teoria neuroendocrina, secondo cui l’invecchiamento è una conseguenza di alcuni cambiamenti delle funzioni nervose ed endocrine che coinvolgono anche i neuroni e gli ormoni che regolano la riproduzione, la crescita, lo sviluppo e la sopravvivenza attraverso adattamento allo stress. Ecco perché, la durata della vita sarebbe regolata da alcune fasi sequenziali, e governata da segnali nervosi ed endocrini.

Referenze


– Snoke MS, Promislow DE. Quantitative genetic tests of recent senescence theory: age-specific mortality and male fertility in Drosophila melanogaster. Heredity 2003;91:546-56.

– Puca AA, Daly MJ, Brewster SJ, Matise TC, Barrett J, SheaDrinkwater M, et al. A genome-wide scan for linkage to human exceptional longevity identifies a locus on chromosome 4. Proc Natl Acad Sci USA 2001;98:10505-8.

– Ferrara, N., Corbi, G., Scarpa, D., Rengo, G., Longobardi, G., Mazzella, F., & Rengo, F. (2005). Teorie dell‟ invecchiamento. Giornale di Gerontologia, 53(2), 57-74.

-Finch CE. Longevity, Senescence and the Genome. Chicago: University of Chicago Press 1990.

-Finch CE. The regulation of physiological changes during mammalian aging. Q Rev Biol 1976;51:49-83.

AUTORE: Luca Messina Freelance e Chinesiologo di Scienze Salute e Benessere

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