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L’ASMA ED ESERCIZIO FISICO

L’asma è una patologia caratterizzata da respiro affannoso, presenza di sibili e sensazione di oppressione toracica. Questi sintomi sono causati dalla contrazione della muscolatura liscia delle vie aeree a livello dei bronchioli. Questa broncocostrizione in genere viene scatenata dall’esposizione ad allergeni ambientali, che provocano una risposta infiammatoria, quando i mastociti che si trovano sulla su superficie delle vie aeree rilasciano istamina, prostaglandine e leucotrieni. L’asma può colpire persone di tutte le età, ma più comunemente affligge bambini e adolescenti, in quanto più regolarmente esposti ad ambienti in cui si possono trovare gli allergeni. Questi includono non solo campi sportivi o parchi gioco all’aperto, ma anche piscine e piste di pattinaggio, dove le emissioni chimiche e gassose, del cloro e del processo di ricostituzione della superficie ghiacciata, provocano reazioni allergiche in alcuni soggetti.

https://prevenzione-salute.it/38974/tosse-da-asma-o-covid-19-la-diagnosi-e-un-grattacapo.html

CAUSE DI ORIGINE NON ALLERGICA

Perché l’aumento del numero di persone affette da asma coincide con il forte aumento dell’obesità infantile negli ultimi tre o quattro decenni, è stato ipotizzato recentemente che l’obesità possa contribuire all’insorgenza dell’asma. Sembra che, negli obesi, il carico maggiore a livello respiratorio limiti la respirazione profonda necessaria per mantenere ottimale il calibro delle vie aeree. Nel tempo, il diametro di quest’ultime si riduce aumentando così la resistenza al flusso di aria attraverso le vie ventilatorie. È stato anche suggerito, tuttavia, che, indipendentemente dall’obesità, il costante calo dell’attività fisica osservata tra i bambini a partire dalla metà del XX secolo possa essere una potente causa di aumento di asma in quella fascia d’età. Come nel caso dell’obesità, la mancata respirazione profonda regolare che accompagna uno stile di vita sedentario, alla fine, determina una riduzione delle dimensioni del calibro delle vie aeree, che provoca a sua volta i sintomi dell’asma.

EFFETTI DELL’ESERCIZIO FISICO

Poiché l’esercizio fisico, che può aumentare la ventilazione per minuto di molte volte, può determinare la comparsa di sibili, dispnea e tosse nei soggetti con asma, storicamente è stato raccomandato agli asmatici di evitare sforzi fisici. Più recentemente, tuttavia, è stato dimostrato che l’allenamento fisico può risultare benefico per i soggetti asmatici. I risultati sono contrastanti per quanto riguarda la capacità dell’esercizio aerobico di controllare l’incidenza e la gravità degli attacchi di asma.

Tuttavia, è stato dimostrato ripetutamente che la capacità aerobica e i parametri relativi alla qualità della vita (ad esempio, il numero di visite in ospedale, il numero di assenze dal lavoro o da scuola) sono migliorati di pari passo con il benessere psicologico (ad esempio, una maggiore e fiducia in se stessi) dopo l’esercizio fisico.

Altrettanto importante è il fatto che, con una migliore forma fisica, il carico ventilatorio necessario per svolgere qualsiasi compito fisico si riduce e, di conseguenza, vi sono minori probabilità di scatenare un attacco d’asma. Questo di per sé costituisce un vantaggio fondamentale.

Piuttosto che scoraggiare l’esercizio nei pazienti con asma, gli esperti del settore attualmente prevedono l’inclusione dell’attività fisica aerobica, come parte integrante di un programma complessivo di trattamento. Infatti, sia l’American College of Sports Medicine che l’American Thoracic Society raccomandano ai soggetti affetti da asma di svolgere attività fisica regolare e

vigorosa, presupponendo, naturalmente, che questi tengano sotto controllo la patologia con i farmaci, come i corticosteroidi per via inalatoria. Le linee guida per l’attività fisica di tipo aerobico per gli individui con asma prevedono un allenamento con frequenza di 2 o 3 giorni a settimana, un’intensità pari a circa la soglia ventilatoria anaerobica, ovvero al 60% del VO2 picco, per 20-30 minuti al giorno.

ASMA INDOTTO DALL’ATTIVITÀ FISICA

Per lo più, il motivo per cui si raccomandava ai soggetti asmatici di evitare l’attività fisica, posizione sostenuta dagli esperti anni fa, è il fatto che questa richiede un notevole aumento del carico ventilato il quale, a sua volta, funge da potente innesco per l’insorgenza dei sintomi dell’asma Infatti, fino al 90% dei soggetti affetti da asma va incontro a ciò che viene definito asma indotto dall’esercizio fisico (Exercise se-Induced Asthma, EIA). Tuttavia, anche coloro che non sono asmatici possono sperimentare l’EIA. Il 13% di coloro che normalmente non presentano sintomi di asma soffrono di broncospasmo con tosse, presenza di sibili e respiro affannoso associati ad EIA. In particolare, è stato dimostrato che l’esercizio di resistenza, come la corsa, il ciclismo e il nuoto, scatenano l’EIA. Tuttavia, qualsiasi tipo di esercizio fisico effettuato ad una intensiTà pari o superiore all’80% del massimo consumo di ossigeno è in grado di evocare EIA nei soggetti sensibili. Particolarmente a rischio sono i nuotatori, che possono essere allergici al cloro usato per il trattamento dell’acqua, e gli atleti degli sport sul ghiaccio, che possono essere sensibili alle emissioni rilasciate dalle macchine per la formazione della superficie di ghiaccio.

Eziologia 

Tipicamente, il broncospasmo (restringimento delle vie aeree) si verifica da 10 a 15 minuti dopo l’inizio dell’esercizio fisico. La ragione di questo ritardo è che la risposta infiammatoria che porta alla costrizione della muscolatura liscia delle vie aeree richiede un certo tempo per diventare pienamente attiva. Appena l’esercizio inizia e la ventilazione aumenta, l’acqua che inumidisce l’aria interna evapora ad una velocità maggiore, determinando la disidratazione e il raffreddamento della superficie delle vie aeree.

Quando i mastociti situati nelle pareti delle vie aeree si asciugano e diventano ipertonici, rilasciano leucotrieni e istamina, innescando una risposta infiammatoria e la broncocostrizione, che impedisce il flusso di aria dentro e fuori dai polmoni. Perché l’aria fredda tende ad essere secca, gli atleti degli sport invernali all’aperto sono particolarmente vulnerabili all’EIA. Gli atleti possono ridurre significativamente questo rischio indossando maschere che intrappolano l’umidità nell’aria espirata, in modo che possa inumidire e riscaldare l’aria inspirata, fredda e asciutta, prima che raggiunga i bronchioli.

Misure preventive 

Possono essere prese misure farmacologiche e non, per prevenire l’EIA. Queste verranno descritte qui, nel seguito.

Misure di tipo farmacologico 

Gli atleti a cui è stato diagnosticato l’asma dovrebbero considerare i corticosteroidi di per via inalatoria, i quali sopprimono la risposta infiammatoria delle vie aeree, come terapia di prima scelta contro l’EIA. Dato che gli effetti antinfiammatori dei glucocorticosteroidi hanno una durata piuttosto lunga, questi ultimi possono es sere assunti diverse ore prima dell’esercizio (o secondo la loro somministrazione giornaliera tipica) e rimanere efficaci durante l’esercizio fisico nei pazienti con asma lieve. Sorprendentemente, poco si sa circa l’efficacia dei dosaggi giornalieri dei glucorticosteroidi negli atleti soggetti ad attacchi di EIA, ma non considerati affetti da asma.

Particolarmente efficace, praticamente in tutti (~95%) gli atleti affetti da EIA, sia asmatici che non, è la classe di farmaci detti B-agonisti a breve durata d’azione.

Questi farmaci possono anche essere inalati e fungono da efficaci broncodilatatori fino a 3 ore, con effetti massimi da 15 a 60 minuti dopo la somministrazione. Di conseguenza, per prevenire i sintomi di EIA, questi farmaci dovrebbero essere assunti circa 15 minuti prima dell’inizio dell’esercizio fisico. Più recentemente, sono stati sviluppati B-agonisti a lunga durata d’azione con effetti broncodilatatori che si protraggono per 9-12 ore dopo i l’inalazione.

Infine, gli inibitori dei leucotrieni sono risultati efficaci nel prevenire l’insorgenza di EIA, anche se hanno una capacità limitata di trattare l’asma di lunga durata o cronico.

A tal proposito, risulta doverosa una precisazione. Alcune delle varianti dei farmaci menzionati in precedenza sono state vietate dai comitati di vigilanza dello sport, a causa dei loro potenziali effetti ergogeni.

Gli atleti che partecipano alle completi azioni dovrebbero sapere quali di essi sono illegali e confrontarsi con i loro allenatori e i loro medici per trovare farmaci per la terapia dell’asma che non ne provochino la squalifica dagli eventi sportivi.

Misure di tipo non farmacologico

Dato che l’esercizio fisico di per sé ha un effetto broncodilatatore, è importante che i soggetti affetti da EIA si riscaldino correttamente prima di allenarsi o partecipa re a una gara. Il riscaldamento dovrebbe includere brevi serie di esercizi ad alta intensità per stimolare il rilascio di catecolamine, che provocano broncodilatazione.

Al termine dell’esercizio fisico, momento in cui spesso si manifestano i sintomi di EIA, è consigliabile una graduale fase di recupero. Anche la scelta dell’ambiente in cui l’atleta si esercita e gareggia può contribuire a una efficace prevenzione dell’EIA.

Per coloro che hanno reazioni al polline o ad altri allergeni normalmente presenti nell’aria, può essere utile semplicemente evitare l’erba o i campi appena tagliati. E anche se l’aria calda e umida presente nel le piscine coperte può effettivamente ridurre la probabilità di un attacco di EIA, coloro che sono sensibili al cloro utilizzato per trattare l’acqua dovrebbero considera re in che quantità e a quali intervalli viene utilizzato.

Per gli atleti degli sport che si praticano al freddo, l’utilizzo di una maschera può facilitare il riscaldamento e umidificazione ne dell’aria inalata prima che essa penetri nelle vie respiratorie, nel modo descritto in precedenza. Coloro che svolgono pattinaggio sul ghiaccio su piste coperte devono considerare la sorgente di alimentazione dei dispositivi per la ricostituzione della superficie di ghiaccio. Quelli alimentati con energia elettrica non emettono fumi in grado di scatenare l’allergia.

Infine, lo stesso esercizio fisico può essere d’aiuto nel trattamento dell’EIA. Anche se il miglioramento della capacità aerobica  (VO2 max) non determina la guarigione dall’EIA, esso diminuisce il carico ventila torio determinato da qualsiasi particolare attività fisica, riducendo così la possibilità di innescare un attacco di EIA. Con strategie di trattamento adeguate, compresi gli interventi sia farmacologici che non, i medici esperti stimano che il 90% di coloro che hanno presentato i sintomi di EIA può praticare attività fisica o sport anche vigorosi. 

Referenze

WILLIAM J. KRAEMER STEVEN J. FLECK MICHAEL R. DESCHENES: “FISIOLOGIA DELL’ESERCIZIO FISICO INTEGRARE GLI ASPETTI L’APPLICA TEORICI CON L’APPLICAZIONE PRATICA

AUTORE: Eugenio Scibetta Co-Founder e Admin

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