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ALTERAZIONE DELLA POSTURA SU BASE PSICOLOGICA

La postura 

Con il termine postura si fa riferimento alla posizione del corpo umano nello spazio e alla relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. Essa è un fattore importantissimo per il miglioramento e il mantenimento dello stato di salute. 

La postura può essere: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito (prono, supino, laterale). Con la postura si fa riferimento anche al concetto di antigravità: una corretta postura altro non è che la posizione più idonea del corpo nello spazio per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico sia in deambulazione che in stazionamento. 

La postura di un individuo è però anche frutto del vissuto della persona stessa nell’ambiente in cui vive, determinato anche da stress, traumi fisici ed emotivi, posture scorrette ripetute e mantenute nel tempo (ad esempio per lavoro), respirazione scorretta, squilibri biochimici derivati da una scorretta alimentazione, la stessa che è causa di aumenti ponderali e quindi di modificazioni strutturali. La postura è indice di disturbi e problemi psicologici ma anche del tipo di personalità. 

Un problema, una difficoltà psicologica o un determinato tipo di personalità, possono modificare la postura ed esserne allo stesso tempo un fattore di mantenimento del disturbo; la postura riflette il nostro stato emotivo in un determinato momento, non a caso il linguaggio del corpo è uno dei nostri mezzi di comunicazione più importanti. Molto spesso si ritrova lo stesso atteggiamento posturale in più membri di una stessa famiglia. 

Questo perché, al pari delle patologie, dei comportamenti e delle affettività familiari, si riscontrano anche diversi tipi di atteggiamenti posturali simili e, se si osserva il fenomeno da una prospettiva più generale, è possibile individuarli nella stessa cultura e società di appartenenza della famiglia. 

La postura, infatti, dipende anche dal carattere emotivo del sistema familiare; esso si basa sulla teoria dei sistemi familiari di Murray Bowen, secondo cui gli individui sono inseparabili dalla loro rete di relazioni, cioè famiglia vista come unità emotiva.  Le relazioni familiari plasmano le rappresentazioni mentali di noi stessi, degli altri e di come si vive, ed ogni famiglia è un sistema complesso, qualcosa di più rispetto alle semplici componenti, ma con una propria storia, una mentalità, delle regole di comportamento che la definiscono come gruppo, al di là delle vicissitudini dei singoli membri; secondo Bowen, i cambiamenti nel comportamento di un membro della famiglia hanno probabilmente un’influenza sul modo in cui la famiglia funziona nel tempo. Murray Bowen sviluppò una psicoterapia della famiglia che aveva lo scopo di aiutare gli individui a “differenziare” se stessi dagli altri membri della famiglia, ed evidenziò che per diventare se stesso ogni individuo deve rinunciare alla ‘fusione’ emotiva con la propria famiglia o con il proprio gruppo sociale e differenziarsi che racchiude la capacità di pensare e riflettere, di non reagire automaticamente a stimoli emotivi interni ed esterni. Infatti quanto più basso è il livello di differenziazione in una persona, tanto minore è il suo adattamento allo stress, con tutte le spiacevoli conseguenze che comporta anche probabilmente a livello posturale. 

Gli atteggiamenti posturali si formano già nelle primissime interazioni madre-bambino, iniziando dal momento in cui lei lo prende in braccio, a seconda di come lo fa, di come lo allatta, e di conseguenza di come il neonato reagisce al contatto e al comportamento della madre .Nell’interazione tra una madre ed il proprio bambino si determinano, in un certo senso, l’affettività, i movimenti e la postura del piccolo.  Di conseguenza, l’evoluzione di una persona risente dei comportamenti, degli atteggiamenti, ma soprattutto del suo rapporto con il proprio caregiver. 

Una spiegazione in tal senso è data dalla teoria dell’ attaccamento di Bowlby che fornisce un’interpretazione della relazione che il bambino intraprende con il proprio genitore, dei loro modi di relazionarsi, delle loro motricità, gestualità, atteggiamenti corporei e della gestione dell’allontanamento-esplorazione, sino alla comunicazione non verbale e verbale.

Disturbi dell’umore. 

I disturbi dell’umore sono disturbi emotivi e consistono in periodi prolungati di eccessiva tristezza, gioia eccessiva o entrambe. 

I disturbi dell’umore possono verificarsi nei bambini, negli adolescenti e anche negli adulti ed è diagnosticato quando la tristezza o l’euforia sono troppo intense e persistenti, accompagnate da un numero predeterminato di altre alterazioni relative alla sfera dell’umore, e ostacolano seriamente le capacità funzionali della persona.  In tali casi, una tristezza profonda è definita depressione, mentre l’euforia intensa è definita mania. I soggetti affetti da disturbi dell’umore hanno una percezione negativa nei confronti degli altri e degli eventi della vita, inoltre hanno indole pessimistica, atteggiamenti autosvalutanti, rinunciatari fino ad arrivare alla strutturazione di stili di vita passivi e caratterizzati dall’evitare impegni sociali e affettivi per il timore di essere rifiutati o abbandonati. 

Tuttavia alcuni invece, sono propensi a comportamenti rivendicativi e colpevolizzanti, e talvolta possono diventare aggressivi verso il prossimo, con una continua lotta contro la propria inadeguatezza o contro l’ostilità altrui.  A livello posturale, queste persone appaiono rigide, possono avere una muscolatura contratta o un corpo chiuso che potrebbe comunicare la volontà di ritirarsi e rimanere solo.  Il corpo diviene rigido, dal collo alle spalle, e la rigidità può  arrivare fino agli arti inferiori provocando deambulazione rigida, pesantezza del passo e dolori muscolari persistenti.  Il passo è cadenzato e lento, talvolta con la punta dei piedi rivolta verso l’interno.  Spesso, tali soggetti hanno la pancia in dentro e la schiena leggermente curvata in avanti, elementi che denotano il senso di pessimismo e tristezza che li caratterizza. Inoltre presentano a livello corporeo agitazione o rallentamento psicomotorio, riduzione di movimenti spontanei, faticabilità e mancanza di energia.   Possono, infine, manifestare una riduzione della fluidità del linguaggio, rallentamento o agitazione motorie e disturbi del sonno che spesso li costringe a periodi di degenza a letto, che provoca ulteriore rigidità muscolare per via della sedentarietà associata. 

Depressione. 

I sintomi principali della depressione clinica sono l’umore depresso e/o la perdita di piacere e d’interesse per quasi tutte le attività che prima interessavano e davano piacere.  Molto frequentemente i pazienti presentano astenia (stanchezza, affaticamento e mancanza di energie) e demotivazione. 

Oltre a questi sintomi, la persona depressa può soffrire di un aumento o una diminuzione significativa dell’appetito e quindi del peso corporeo, senza essere a regime alimentare controllato.  La postura in chi soffre di depressione è definita ipercifotica: si ha l’ accentuazione della fisiologica cifosi dorsale. 

Le scapole appaiono protratte in avanti e le braccia cadenti.  Il capo risulta proiettato anteriormente, dato che nella maggior parte dei casi si noterà un’accentuazione delle due lordosi (sia la cervicale, sia la lombare). 

Chiaramente anche la muscolatura del collo apparirà contratta, e sarà causa o concausa di rigidità muscolare dei distretti vicini, spalle, braccia e a volte si verificheranno frequenti mal di testa e rigidità del volto per disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, spesso frequenti, ma anche disturbi della vista e dell’equilibrio. 

I disturbi d’ansia. 

I disturbi d’ansia sono vari e specifici e quindi sono divisi in varie sottocategorie e i più diffusi, classificati nel DSM 5, sono : il disturbo d’ansia da separazione, la fobia specifica, il disturbo d’ansia sociale, il disturbo di panico.

I sintomi dell’ansia possono differire in base al disturbo specifico ed alla persona che lo vive, nella maggior parte dei casi si manifesta come una condizione di tensione caratterizzata da timore immotivato, apprensione, attesa inquieta, sensazione costante di minaccia e pericolo e  pensieri ossessivi associati sempre ad irrequietezza, irritabilità, iperattività, disturbi dell’attenzione e della concentrazione, insonnia con difficoltà ad addormentarsi e/o a mantenere il sonno senza svegliarsi, spesso con una serie di correlati fisiologici, come sintomi cardiovascolari (tachicardia, palpitazioni, extrasistolia, aritmia, dolore o fastidio al petto, ipertensione o cali di pressione, svenimento), sintomi respiratori (dispnea, sensazione di soffocamento, sensazione di nodo alla gola, asma), sintomi gastrointestinali ( nausea, gastrite, reflusso gastroesofageo, eruttazione, diarrea, sindrome del colon irritabile, aerofagia e flatulenza intestinale) e sintomi neuromuscolari (sensazione di sbandamento con gambe traballanti, tremore, rigidità, parestesie, contratture persistenti, debolezza e affaticabilità).

Ricerche recenti hanno dimostrato che le situazioni di ansia, tensione e stress provocano a livello della colonna vertebrale un aumento del 50% della pressione intra-discale oltre a spalle cadenti ed anteposte, aumento della cifosi dorsale ed alterazione del tono muscolare ma ancor più grave è che si instaura sempre un circolo vizioso causato inizialmente da disturbi d’ansia ma con ripercussioni continue sul sistema osteo-artro-muscolare, quindi sull’assetto posturale del soggetto.

Rimanere a lungo in queste condizioni comporterà ovviamente la compromissione della postura, causata da una conseguente retrazione muscolare e da una rigidità articolare con modificazione strutturale dell’ articolazione. 

L’aspetto più caratteristico dell’ansia è il respiro alterato. 

La respirazione addominale o diaframmatica è minima, mentre quella toracica è dominante, ed il cattivo utilizzo del diaframma, muscolo posturale e respiratorio per eccellenza che fornisce stabilità alla colonna, potrebbe causare tensioni muscolo-scheletriche eccessive.

E’ stata già riconosciuta e studiata la correlazione tra diaframma e ansia, ossia quando aumenta l’attività del sistema nervoso, aumenta di conseguenza l’attività e lo stato di contrattura del diaframma, perché quando si è in una situazione stressante si blocca la respirazione, e non a caso si usa la respirazione diaframmatica nelle tecniche di gestione dell’attacco di panico. 

Spesso si è constatato che c’è la presenza di una forte contrattura del muscolo Psoas associata ai disturbi d’ansia. 

Esso è un grande muscolo dell’arto inferiore, saldamente attaccato alla schiena, e che continua con il diaframma; in caso di problemi della bassa schiena questo può entrare in tensione, irrigidirsi e trascinare il diaframma, provocando dolore e rigidità. 

Questa sorta di blocco diaframmatico non è fisiologico e  può dare il via ad un circolo vizioso di ansia-rigidità respiratoria-ansia.

Correlato a ciò sono i gonfiori di stomaco ed ernia iatale, in quanto lo stomaco è in stretta continuità con il diaframma, e quindi un aumento di volume causato da anomala presenza di aria, oppure dalla presenza di ernia iatale, può creare sollecitazioni al muscolo cardiaco ed al nervo vago, causando fastidi.

Disturbi ossessivi e ossessivo-compulsivi. 

I disturbi ossessivi e ossessivo-compulsivi si caratterizzano a livello psicologico per una rigidità emotiva e di pensiero. L’ossessivo tende ad essere rigido nei pensieri e nei ragionamenti, è caratterizzato da scrupolosità, autocontrollo, regolarità, puntualità e moralità eccessiva.

I sintomi principali del disturbo ossessivo e di quello ossessivo-compulsivo sono le ossessioni e le compulsioni o le sole ossessioni, che occupano un tempo significativo della giornata e interferiscono con le attività del quotidiano (lavoro, studio, vita di relazione, cura della casa o dell’igiene ecc.). Il disturbo viene riconosciuto come tale solo se la presenza di ossessioni e compulsioni comporta una marcata sofferenza e compromette il normale funzionamento sociale e lavorativo. Le caratteristiche principali di questo disturbo sono quindi  la ripetitività, la frequenza e la persistenza della attività ossessiva e la sensazione che tale attività sia imposta e compulsiva. Per conoscenza, si ricorda che le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini che insorgono improvvisamente nella mente e che vengono percepite come intrusive, fastidiose e prive di senso, sono quindi pensieri intrusivi, ricorrenti, persistenti e vissuti con sofferenza e disagio.

Le compulsioni o rituali invece, sono azioni mentali e comportamentali che si manifestano in risposta alle ossessioni e ne rappresentano un tentativo di soluzione.  Di solito sono seguite da un senso di sollievo dal disagio causato dalle ossessioni, seppur si tratta di un sollievo temporaneo.  A livello corporeo, la persona con questo tipo di disturbo è una persona molto rigida, con un corpo rigido, che sembra nei casi più gravi addirittura imbalsamato. Il soggetto appare estremamente controllante, tende con il proprio corpo a dominare la realtà esterna a guardare con un atteggiamento sospettoso il mondo e le persone circostanti, con occhi vivi e sguardo intenso, che ricorda il loro marcato senso di giudizio e critica.  C’è la presenza di una elevata, seppur varabile da persona a persona, rigidità muscolare e articolare, quasi fosse un soldatino di piombo. Il collo e il capo sono spesso ripiegati in avanti, oppure rigidamente eretti. Mani, polsi, caviglie e piedi sono forti ma spesso rigidi. La muscolatura posteriore di estensione è più tesa di quella anteriore di flessione e i movimenti, seppur rigidi, possono essere rapidi e determinati. 

Talvolta la rigidità può essere tale da farli apparire goffi e impacciati, sembra che compiano movimenti meccanici, quasi automatizzati, in un movimento per niente plastico ed armonico, che può presentare degli improvvisi scatti. 

L’atteggiamento posturale si concretizza, quindi, in una staticità esasperata, quasi immobile. 

Il rifiuto del movimento appare, pertanto, come arma di difesa nei confronti dell’incognito e del non conosciuto, ogni atteggiamento posturale tende esclusivamente all’autoprotezione e all’immobilità passiva.  Da queste descrizioni, è evidente come la postura di un individuo sia in continuo mutamento in base ai numerosi eventi psico-fisici che accadono nella vita di ciascuno, è quindi sempre da ricordare che la triade corpo-mente-comportamento è un’entità unica, indivisibile.  Ogni processo psichico determina sempre reazioni fisiche (come aumento della tensione muscolare, della frequenza cardiaca o della pressione arteriosa) e comportamentali (espressioni gestuali, mimiche, linguistiche e paralinguistiche) e modificazione dell’ orientamento del corpo rispetto all’ambiente circostante.

Affidarsi a un professionista Laureato in Scienze Motorie è la scelta giusta per prendere consapevolezza del problema e correggere la postura: si inizierà dapprima a recuperare una buona respirazione diaframmatica, successivamente bisognerà lavorare sull’ allungamento dello psoas, per i rapporti che ci sono con il muscolo diaframma. L’esercizio fisico applicato e minuziosamente disegnato sul paziente farà acquisire sicurezza e gioia nelle proprie capacità, conducendo gradualmente  il paziente nell’ accettazione del proprio corpo, dei suoi limiti e delle sue potenzialità represse . 

REFERENZE

* Agliata G. Le afferenze posturali, AbbiAbbè Edizioni, 2010

* American Psychiatric Association (APA), “DSM V Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”; Raffaello Cortina Editore, 2014 

* ARGYLE M. (1988), corpo e il suo linguaggio (trad. it.), Bologna, Zanichelli. 

* BONINO S., PONZI A., SAGLIONE G. (1982), Tra noi egli altri, Firenze, 
Giunti.

* Galeazzi A. Meazzini P. “Mente e Comportamento” Giunti 2009

* GRANE D., RUSSELL]., GRIFFIN W . (1983), Personal space: An objective measures of marital quality, «Journal of Marital and Family Therapy»

*Lowen, A.(2007). Il linguaggio del Corpo. Editore Feltrinelli, Milano

ARTICOLO DI: Simona Repetto Chinesiologa e Freelance di Scienze Salute e Benessere.

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